Il Senato degli Stati Uniti ha bocciato ieri sera, con un voto procedurale di 53 voti contro 47, lo Stop Insider Trading Act, la proposta che avrebbe vietato ai membri del Congresso di comprare nuove azioni di società quotate. Mancavano sette voti ai sessanta necessari per superare l'ostruzionismo, e sono stati i Democratici a far cadere il testo, presentato da due senatori repubblicani.
Il trading dei parlamentari americani resta quindi legale, mentre nelle stesse ore un dato ridimensiona la portata della battaglia: da quando è tornato alla Casa Bianca, il presidente Donald Trump ha effettuato circa 28.700 operazioni su titoli, più di tutto il Congresso messo insieme, pur restando fuori da qualunque divieto in discussione.
Stop Insider Trading Act: cosa prevedeva la legge bocciata al Senato?
Il testo, lo Stop Insider Trading Act, avrebbe vietato a deputati, senatori, coniugi e figli di acquistare nuove azioni di società quotate in Borsa, lasciando però liberi gli investimenti in aziende private e il mantenimento dei titoli già in portafoglio; per vendere azioni possedute sarebbe comunque servito un preavviso.
Si sarebbe aggiunto allo STOCK Act, in vigore dal 2012, che già obbliga i parlamentari a dichiarare pubblicamente ogni operazione entro 45 giorni: le sanzioni per chi non lo fa partono da appena 200 dollari, un deterrente quasi simbolico che spiega perché il tema torni in Parlamento a ogni legislatura.
Perché i Democratici hanno affondato un testo pensato per limitarli?
A introdurre il testo erano stati i senatori repubblicani Bill Cassidy e Pete Ricketts, con il sostegno di altri sette colleghi. I Democratici hanno votato compatti contro, giudicando il testo un modo per intestarsi la battaglia anti corruzione senza pagarne il prezzo.
Tra le obiezioni sollevate dal leader della minoranza Chuck Schumer, due pesano più delle altre: il testo lasciava comunque fuori il presidente dal divieto e includeva un emendamento sull'identificazione elettorale degli elettori, estraneo al tema del trading.
Non è la prima volta che un episodio di trading dei parlamentari finisce sotto i riflettori. Nel 2020 i senatori Richard Burr e Kelly Loeffler vendettero azioni per importi fino a 200.000 dollari subito dopo aver ricevuto informazioni riservate sui rischi del Covid, poche settimane prima del crollo dei mercati: il Dipartimento di Giustizia chiuse l'indagine su Burr il 19 gennaio 2021 senza incriminarlo.
Quali altri tentativi di riforma sono già falliti?
Il voto di ieri non è il primo a non arrivare in porto. In primavera il senatore repubblicano Josh Hawley aveva fatto uscire dalla commissione Finanze una proposta simile, il cosiddetto PELOSI Act, che però non è mai arrivata al voto dell'aula del Senato.
Il nome scelto da Hawley richiama Nancy Pelosi, l'ex speaker della Camera il cui patrimonio, secondo un'analisi di 24/7 Wall St. pubblicata il 23 luglio 2026, è passato da 30 a 278 milioni di dollari anche grazie a operazioni in borsa definite "tempestive in modo sospetto": il caso più citato nel dibattito sulla trasparenza dei parlamentari.
Quante azioni ha comprato Trump da quando è alla Casa Bianca?
Circa 28.700, secondo le divulgazioni finanziarie pubblicate tra gennaio 2025 e giugno 2026: un volume superiore a quello dichiarato da tutti i membri del Congresso messi insieme.
Solo nel mese di luglio 2026 il presidente ha effettuato 1.156 operazioni, comprese vendite fino a 25 milioni di dollari ciascuna in azioni Microsoft e azioni Amazon: un riequilibrio di portafoglio di cui la Casa Bianca non ha fornito motivazioni.
Il paradosso è che la stessa legge bocciata ieri lo avrebbe comunque escluso dal divieto, perché riguardava solo deputati e senatori. Trump sostiene pubblicamente un giro di vite sul Congresso, ma non sul proprio portafoglio.
Si possono seguire gli acquisti dei politici Usa?
Sì. Su Forecaster.biz lo strumento US Government Tracker raccoglie in tempo reale le operazioni dichiarate dai parlamentari ai sensi dello STOCK Act, filtrabili per politico, per settore e per importo: il filtro più usato isola proprio le operazioni sopra i 100.000 dollari, la soglia che la legge obbliga già a dichiarare entro 45 giorni.
Tra i casi tracciati dallo strumento, nel quarto trimestre del 2021 i parlamentari vendettero 32 milioni di azioni Microsoft poco prima di un calo del titolo, per poi tornare ad acquistarne nel quarto trimestre del 2023, alla vigilia dell'accordo tra Microsoft e OpenAI: la stessa società che compare anche tra le vendite milionarie di Trump a luglio, segno di quanto i movimenti di Washington pesino sui titoli tecnologici più seguiti.
Lo stesso tracciamento ha isolato anche acquisti pesanti di azioni Nvidia da parte di parlamentari negli ultimi anni, insieme a ingressi su PayPal nei pressi dei minimi del 2021: casi che spiegano perché il trading dei parlamentari americani resti osservato da vicino dagli investitori retail, al di là degli esiti dei singoli voti al Senato.
Il dibattito su un divieto più stringente resta aperto a Washington: la prossima proposta, se arriverà, dovrà convincere i sette senatori che ieri sono mancati all'appello dei sessanta voti necessari.
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