La guerra USA-Iran comincia a graffiare sull’economia europea. I dati di oggi sull’inflazione del Vecchio Continente hanno mostrato il più forte aumento dei prezzi dal 2022, a causa del rialzo dei costi energetici. L’indice dei prezzi al consumo è balzato a un +2,5% su base annua nel mese di marzo, rispetto all’1,9% di febbraio. La crescita è stata maggiore rispetto al 2,6% atteso dagli analisti e ben oltre l’obiettivo della Banca Centrale Europea del 2%. Se si considera l’inflazione "core", che esclude gli elementi volatili come cibo ed energia, si è registrato un incremento del 2,3%, leggermente al di sotto del 2,4% stimato dal consensus.
Osservando i dati dei singoli Paesi, a parte l’Italia, dove il carovita è rimasto invariato all’1,5%, nelle altre principali economie l’inflazione è accelerata: Germania e Spagna hanno registrato gli aumenti più consistenti, rispettivamente del 2,8% e del 3,3%, mentre in Francia c’è stato un incremento senza però superare la soglia del 2%.
Gli effetti del conflitto in Medio Oriente si fanno quindi sentire in Europa, molto esposta vista la sua dipendenza da gas e petrolio. La chiusura dello Stretto di Hormuz è stata una sciagura, dal momento che il 20% delle spedizioni globali di entrambe le materie prime passa attraverso quel canale. Blocchi e ritardi nei trasporti hanno spinto alle stelle i prezzi dei combustibili, facendo lievitare l’inflazione europea. Ora anche le aspettative sui prezzi stanno aumentando in modo significativo, e il quadro diventa tanto più opaco quanto più si prolunga il termine per dichiarare concluse le ostilità.
Inflazione europea in rialzo: si attende la mossa della BCE
Da quando è scoppiata la guerra in Iran, la principale preoccupazione degli investitori era proprio un aumento dei prezzi che avrebbe indotto la BCE ad aumentare i tassi di interesse. Prima di allora, non erano in pochi a sperare che l’Eurotower potesse continuare a tagliare il costo del denaro, dando seguito a un ciclo accomodante durato da giugno 2024 a giugno 2025. Ora i trader scontano la possibilità di due o tre rialzi dei tassi quest’anno, con la prima stretta che potrebbe arrivare già ad aprile.
L’istituto monetario con sede a Francoforte ha già fatto capire di voler agire con tempestività per bloccare sul nascere qualsiasi spirale inflazionistica ed evitare il ripetersi di quanto accaduto dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando l’inflazione europea arrivò al livello più alto degli ultimi quattro decenni. La BCE aveva fornito una previsione di inflazione media del 2,6% quest’anno, ma i prezzi elevati di petrolio e gas stanno già mettendo in dubbio tale stima.
“Oggi possiamo dire che lo scenario base può probabilmente essere considerato ottimistico”, ha dichiarato il governatore della Banca centrale estone, Madis Muller. “Non possiamo escludere modifiche ai tassi già ad aprile, se i prezzi dell’energia resteranno elevati a lungo”.
Il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, ritiene che sia “essenziale monitorare da vicino le aspettative e prevenire una spirale salari-prezzi, assicurando che le azioni di politica monetaria rimangano proporzionate”.
Nello stesso tempo, l’omologo bulgaro Dimitar Radev ha sottolineato come gli shock inflazionistici passati abbiano lasciato un “impatto duraturo” sui consumatori europei, evidenziando che “sviluppi precedentemente percepiti come shock esterni ora influenzano direttamente le aspettative di inflazione, i prezzi dell’energia, le condizioni di finanziamento e la fiducia generale”.