La crescente quantità di capitale necessaria per trasformare la promessa dell’intelligenza artificiale in infrastrutture concrete sta iniziando a mettere sotto pressione anche il mercato obbligazionario.
Google, Amazon e Meta, tra i principali hyperscaler impegnati nella costruzione di data center e nell’espansione delle capacità di calcolo, stanno registrando un ampliamento degli spread sul credito, mentre gli investitori chiedono rendimenti più elevati per finanziare le società.
Il movimento si è intensificato questa settimana dopo che Alphabet ha aumentato le proprie previsioni di spesa in conto capitale per sostenere lo sviluppo dell’AI. La decisione ha alimentato il timore che anche gli altri grandi operatori possano seguire la stessa strada, innescando una nuova fase di aumento dei costi di finanziamento.
Per gli investitori obbligazionari, il tema non è più soltanto quanto le aziende tecnologiche possano spendere, ma quanto a lungo possano sostenere investimenti sempre più elevati senza compromettere la generazione di cassa.
Capex in aumento, free cash flow sotto pressione
Una parte della crescita dei budget è legata all’aumento del costo dell’energia. I grandi hyperscaler stanno costruendo data center negli Stati Uniti a ritmi molto elevati e l’elettricità rappresenta una componente sempre più rilevante dei costi.
Secondo Scott Strazik, CEO di GE Vernova, l’attuale scenario inflazionistico potrebbe persistere, anche a causa delle tensioni geopolitiche. Nel frattempo, il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile, aumentando ulteriormente i timori sui costi energetici.
Il rialzo dei rendimenti dei Treasury contribuisce ad accrescere l’inquietudine sul mercato del credito. Secondo Mizuho, l’aumento dei piani di investimento sta mettendo alla prova i limiti degli investitori, in un momento in cui società un tempo considerate vere e proprie “fortezze di capitale” stanno affrontando una crescita significativa dei costi legati all’intelligenza artificiale.
Il punto più delicato riguarda la capacità di autofinanziamento. Gli hyperscaler sarebbero infatti sulla traiettoria per spendere complessivamente in capex più di quanto riescano a generare in free cash flow già dal prossimo anno. Questo scenario sta alimentando un confronto sempre più acceso tra investitori azionari e obbligazionari esposti ai grandi nomi della tecnologia.
Oracle diventa il termometro dei timori sul debito AI
Tra i segnali più osservati sul mercato del credito c’è quello proveniente da Oracle. Il credit default swap (CDS) a 5 anni della società è tornato a livelli massimi pluriennali, diventando di fatto un indicatore delle preoccupazioni legate al debito necessario per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale.
Secondo Barclays, il CDS di Oracle ha assunto negli ultimi mesi una funzione che va oltre i fondamentali della singola società: viene utilizzato come strumento liquido per coprirsi dai rischi legati al capex nel settore AI, all’esecuzione dei piani di OpenAI e, più in generale, all’espansione della spesa per i data center.
Oracle è infatti sempre più coinvolta nella costruzione dell’infrastruttura necessaria alla crescita dell’AI e deve affrontare interrogativi sulla quantità di debito che potrebbe dover raccogliere nei prossimi anni. L’espansione e la locazione dei data center stanno rendendo il modello sempre più capital intensive.
A inizio mese, S&P Global ha inoltre abbassato il rating di credito di Oracle a BBB-, appena un gradino sopra il livello junk. La società continua tuttavia a mostrare fiducia nelle prospettive del business AI, sostenuta anche dai rapporti con OpenAI e con hyperscaler come Meta e Nvidia.
Il costo del debito può cambiare l’equazione
L’aumento dei rendimenti obbligazionari rischia però di avere conseguenze concrete sui futuri investimenti nel settore. Se il costo del finanziamento continua a salire, i progetti che sembravano sostenibili con tassi più bassi potrebbero diventare meno convenienti, soprattutto quando richiedono decine di miliardi di dollari di capitale prima di generare ritorni.
Il caso di Meta è particolarmente significativo. Il gruppo e BlackRock hanno annunciato una JV per sviluppare e gestire un data center a El Paso, in Texas, con costi complessivi di circa 14 miliardi di dollari. BlackRock deterrà l’80% del progetto, mentre Meta manterrà il restante 20%. Una parte dell’investimento di BlackRock sarà finanziata attraverso 12,5 miliardi di dollari di debito.
Il progetto offre anche un esempio concreto dell’aumento del costo del finanziamento legato alla corsa all’AI. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il debito associato all’operazione è stato collocato con rendimenti intorno al 7,5%, superiori a quelli di precedenti progetti analoghi.
Il mercato sta quindi chiedendo non soltanto una remunerazione maggiore, ma anche maggiori garanzie sulla capacità degli investimenti in infrastrutture AI di generare ritorni adeguati. Il passaggio è importante perché introduce un nuovo elemento nella valutazione della corsa all’AI: il ritorno sul capitale investito.
Finora la forza dei bilanci dei grandi gruppi tecnologici ha consentito loro di sostenere piani di investimento giganteschi senza che il costo del debito rappresentasse un ostacolo centrale. Se gli spread continueranno ad ampliarsi, la disciplina finanziaria potrebbe invece diventare un fattore sempre più importante nelle decisioni di investimento.
Il mercato chiede prove sul ritorno degli investimenti
La crescente cautela del mercato obbligazionario non significa che gli investitori stiano mettendo in discussione il potenziale dell’intelligenza artificiale. Il problema riguarda piuttosto il rapporto tra la dimensione degli investimenti richiesti e i tempi necessari per recuperarli.
L’aumento del capex, l’energia più costosa, rendimenti dei Treasury più elevati e maggiore ricorso al debito stanno infatti modificando il profilo finanziario della corsa all’AI. Per le società tecnologiche, la sfida sarà dimostrare che la costruzione di data center e l’acquisto di capacità di calcolo possono tradursi in ricavi e flussi di cassa sufficienti a compensare il capitale impiegato.