Fare una guerra comporta una spesa importante per uno Stato. A volte i Paesi coinvolti hanno dovuto ritirarsi proprio perché i costi stavano diventando insostenibili o, quantomeno, avevano esercitato una pressione eccessiva sui bilanci pubblici. Le truppe degli Stati Uniti d'America hanno lasciato l’Afghanistan il 30 agosto 2021, dopo 20 anni di combattimenti, e negli anni ’70 hanno dovuto abbandonare il Vietnam. Tra i motivi principali c’era il fatto che la guerra costava troppo.
Il conflitto con l’Iran non fa eccezione. Ormai dura da circa un mese e mezzo, sebbene l’8 aprile sia stata concordata una tregua di due settimane. Una tregua che, però, appare in tutta la sua fragilità, visti gli ultimi sviluppi. Le parti restano distanti sul nucleare e, nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha disposto il blocco del passaggio di ogni nave dallo Stretto di Hormuz, dopo che Teheran aveva impedito l’accesso alle petroliere nemiche a seguito dell’inizio delle ostilità.
Se non si troverà un compromesso alla scadenza della tregua, il rischio è che la guerra possa protrarsi a lungo, esercitando ulteriore pressione sulle già fragili finanze statunitensi. Il deficit americano è ormai quasi fuori controllo e ogni giorno di conflitto lo appesantisce in maniera significativa e strutturale, aumentando l’onere del debito sulle future generazioni.
Guerra USA-Iran: quanto costa davvero?
Secondo un rapporto del Pentagono al Congresso, le stime sui costi per i primi sei giorni della guerra USA-Iran, iniziata il 28 febbraio, ammontano a 11,3 miliardi di dollari. Questo significa un esborso di quasi 2 miliardi di dollari al giorno. Una ricerca pubblicata da Linda Bilmes, accademica della Harvard Kennedy School, evidenzia come i costi a breve termine siano in realtà più elevati. Il motivo è che il Pentagono riporta le cifre al valore storico, mentre il costo reale di sostituzione degli asset oggi è generalmente più alto.
La professoressa ritiene che tale costo, che include munizioni, truppe e danni agli asset militari, si avvicini piuttosto ai 16 miliardi di dollari. Inoltre, secondo Bilmes, le spese per il rifornimento di intercettori e missili, sulla base dei grandi contratti pluriennali con Lockheed Martin e Boeing, saranno molto più elevate rispetto al costo dei droni lanciati dall’Iran: circa 4 milioni di dollari per intercettore contro 30.000 dollari per drone.
La situazione nel lungo periodo sarà ancora più complessa, perché occorrerà sostenere gli esborsi per ricostruire le strutture danneggiate e gli asset militari statunitensi, oltre a quelli degli alleati nel Golfo. Tutto ciò senza considerare le ulteriori spese legate alle disabilità riportate dai soldati impiegati in Medio Oriente. Alla fine, Bilmes avverte che la guerra in Iran potrebbe comportare per gli americani un costo complessivo di 1.000 miliardi di dollari.
È allarme debito
Se dovesse prolungarsi, la guerra USA-Iran rischia quindi di avere effetti catastrofici sul debito a stelle e strisce. La Casa Bianca ha chiesto al Congresso un aumento della spesa militare fino a 1.500 miliardi di dollari, l'incremento maggiore dalla Seconda guerra mondiale. La cifra non comprende i 200 miliardi di dollari già richiesti dal Pentagono per il conflitto in Iran.
Il problema è che "anche se il Congresso non approverà l’intero aumento, è altamente probabile che almeno 100 miliardi di dollari all’anno vengano aggiunti al bilancio base della difesa", ha dichiarato Bilmes, aggiungendo che "ciò non sarebbe avvenuto in assenza di questa guerra". Tale spesa accrescerà fortemente il deficit statunitense. Oggi il debito americano supera i 31.000 miliardi di dollari, osserva l’accademica, "e gran parte di questo deriva dalle precedenti guerre in Iraq e Afghanistan".
L’aspetto più allarmante riguarda gli interessi più elevati da pagare sul debito contratto per finanziare la guerra in Iran, poiché sono calcolati su una base più ampia. "Il risultato è che i soli costi degli interessi aggiungeranno miliardi di dollari al costo totale di questa guerra. E, a differenza di quelli iniziali, questi sono costi che stiamo esplicitamente trasferendo alla prossima generazione", ha concluso.