Data center nello spazio: la nuova frontiera dell’AI? | Investire.biz

Data center nello spazio: la nuova frontiera dell’AI?

09 lug 2026 - 07:00

L’esplosione dell’intelligenza artificiale spinge verso data center orbitali, ma costi, efficienza dei modelli e domanda futura restano incerti. Cosa sapere

La crescente domanda di potenza di calcolo legata all’intelligenza artificiale sta spingendo il settore tecnologico a esplorare soluzioni sempre più innovative. Tra queste emerge l’idea di costruire data center nello spazio, strutture in orbita capaci di supportare l’espansione dell’AI senza dipendere dai limiti delle infrastrutture terrestri.

Il tema sta attirando l’attenzione degli investitori, soprattutto nel comparto delle apparecchiature elettriche, perché potrebbe creare nuovi mercati per aziende specializzate nella gestione dell’energia, nella connettività e nei sistemi di controllo.

Secondo diversi analisti, il concetto potrebbe diventare una risposta alla crescente pressione sulle reti elettriche terrestri, dove autorizzazioni lente, disponibilità limitata di energia e necessità di grandi superfici stanno rallentando lo sviluppo dei nuovi data center.

 

AI e data center: perché lo spazio potrebbe diventare una soluzione

I data center orbitali avrebbero caratteristiche molto diverse rispetto alle strutture tradizionali sulla Terra. Secondo un’analisi di Citigroup, l’alimentazione energetica sarebbe basata interamente sull’energia solare, eliminando la necessità di collegamenti alle reti elettriche terrestri.

Anche i sistemi di raffreddamento richiederebbero un approccio completamente differente, perché nello spazio non sarebbe possibile utilizzare le soluzioni convenzionali basate su acqua e infrastrutture di climatizzazione industriale.

Al contrario, alcuni elementi dei sistemi elettrici interni ai data center, come la gestione dell’alimentazione a livello di rack, potrebbero mantenere caratteristiche simili a quelle attuali. Questa combinazione di nuove tecnologie e componenti già consolidate potrebbe aprire opportunità per alcuni produttori industriali.

 

Data center nello spazio: i possibili vincitori della nuova filiera

Secondo Citi, tra i potenziali beneficiari della crescita dei data center nello spazio ci sarebbe Legrand, grazie alla sua esposizione ai sistemi di gestione dell’alimentazione nei rack dei data center. Anche Siemens potrebbe trarre vantaggio dalla nuova tendenza, considerando il suo ruolo come fornitore di software per la progettazione industriale utilizzato anche nell’ecosistema di SpaceX.

Citigroup evidenzia inoltre opportunità nei settori della connettività solare, del controllo dell’energia a bassa tensione e delle reti ottiche. Un possibile beneficiario potrebbe essere anche Halma, grazie allo sviluppo di collegamenti laser tra satelliti che potrebbero sostituire parte delle infrastrutture fisiche terrestri.

 

SpaceX e la prospettiva di una nuova domanda industriale

Uno degli scenari più ambiziosi arriva da SpaceX, che secondo le analisi citate punta a una capacità potenziale di installazione di circa 100 gigawatt all’anno per infrastrutture spaziali dedicate all’elaborazione dati.

Se questo obiettivo venisse raggiunto, la domanda per alcune categorie di apparecchiature elettriche potrebbe aumentare sensibilmente già nei primi anni del 2030. Citi stima che alcune aziende del settore potrebbero vedere una domanda fino a cinque volte superiore rispetto agli attuali livelli.

Tuttavia, gli analisti sottolineano che è ancora presto per inserire questa opportunità nelle previsioni finanziarie, considerando le numerose incognite tecnologiche, economiche e operative.

 

Data center nello spazio: non tutti i fornitori né trarranno vantaggio

La transizione verso data center orbitali potrebbe penalizzare alcuni segmenti industriali oggi centrali nelle infrastrutture terrestri. Secondo Citi, aziende come Siemens Energy e Wärtsilä potrebbero ottenere benefici limitati, perché i data center nello spazio non richiederebbero grandi sistemi di produzione energetica tradizionali.

L’architettura iniziale prevista sarebbe basata su sistemi a corrente continua da 48 volt, invece delle infrastrutture ad alta tensione utilizzate nei grandi centri dati terrestri. Anche il raffreddamento rappresenterebbe un cambiamento radicale: i sistemi tradizionali verrebbero sostituiti dal raffreddamento radiativo, più adatto all’ambiente spaziale.

 

Il problema principale: la domanda futura di calcolo potrebbe essere sovrastimata

Nonostante le grandi aspettative, alcuni analisti mettono in dubbio che la crescita dell’AI sarà sufficiente a rendere necessari data center nello spazio. Il settore sta infatti vivendo un rapido aumento dell’efficienza: la quantità di calcolo necessaria per ottenere determinate prestazioni dei modelli di intelligenza artificiale si sta riducendo rapidamente.

Secondo le analisi di Epoch AI, il calcolo richiesto per raggiungere uno stesso livello di performance nei modelli linguistici si è dimezzato circa ogni otto mesi. Parallelamente, il costo operativo dei modelli AI è diminuito drasticamente: il rapporto AI Index 2025 della Stanford Institute for Human-Centered Artificial Intelligence ha evidenziato un calo superiore a 280 volte del costo necessario per ottenere prestazioni simili a GPT-3.5 tra il 2022 e il 2024.

 

L’efficienza dell’AI potrebbe cambiare i piani delle big tech

La possibilità che i modelli diventino sempre più economici rappresenta una minaccia per la tesi alla base dei data center spaziali. Se la stessa potenza di calcolo potrà essere ottenuta con meno hardware e meno energia, la pressione sulle infrastrutture terrestri potrebbe crescere meno del previsto.

Anche il ritorno economico degli investimenti nell’AI resta incerto. Secondo una ricerca dell’iniziativa NANDA del Massachusetts Institute of Technology, circa il 95% dei progetti pilota aziendali basati sull’intelligenza artificiale non genera risultati finanziari misurabili.

Se le aziende non riusciranno a trasformare gli investimenti in AI in ricavi concreti, i grandi operatori tecnologici potrebbero rallentare la spesa in infrastrutture, riducendo la necessità di nuove capacità di calcolo.

 

Il paradosso di Jevons può salvare la corsa ai data center spaziali?

I sostenitori della crescita continua dell’AI citano il cosiddetto paradosso di Jevons, secondo cui un aumento dell’efficienza di una risorsa può portare a un consumo complessivo maggiore invece che inferiore.

Applicato all’intelligenza artificiale, questo significa che modelli più economici potrebbero stimolare nuovi utilizzi, aumentando la domanda totale di calcolo. La storia offre alcuni esempi simili, come l’aumento del consumo di carbone durante la rivoluzione industriale dopo il miglioramento dell’efficienza delle macchine a vapore.

Tuttavia, non è ancora chiaro se lo stesso fenomeno si verificherà con l’AI. Secondo Citi, i costi di lancio necessari per rendere economicamente competitivi i data center spaziali potrebbero non arrivare a livelli sufficientemente bassi prima del 2040.

 

 

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