L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Dopo anni in cui l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente su chip, modelli e software, il vero limite alla sua espansione potrebbe essere molto più concreto: l’energia necessaria per alimentare i data center. I grandi hyperscaler stanno investendo centinaia di miliardi di dollari per costruire nuove infrastrutture, ma dietro ogni GPU ci sono reti elettriche, sistemi di raffreddamento, connessioni, terreni e strutture capaci di sostenere carichi di lavoro sempre più intensivi.
Si tratta di una trasformazione che sta creando opportunità anche lontano dal settore tecnologico. Utility, produttori di energia, aziende specializzate nelle apparecchiature elettriche, società del raffreddamento e REIT dei data center stanno diventando parte integrante della corsa all’AI. Per gli investitori si apre così una seconda strada per partecipare al boom dell’intelligenza artificiale, puntando non necessariamente su chi produce l'AI, ma su chi costruisce tutto ciò che le permette di funzionare.
L’elettricità è diventata il vero collo di bottiglia dell'AI
La crescita della domanda energetica dei data center è ormai difficile da ignorare. Le strutture progettate per l’AI hanno densità di potenza molto superiori rispetto ai tradizionali data center cloud. I rack dei sistemi più avanzati possono richiedere oltre 100 kilowatt e un singolo campus può arrivare a consumare centinaia di megawatt di potenza continua.
Il problema, però, non è soltanto produrre abbastanza elettricità. È riuscire a portarla nel posto giusto. Nuove linee di trasmissione, sottostazioni e collegamenti alla rete richiedono anni per essere progettati, autorizzati e costruiti. Per questo, mercati come la Virginia del Nord, il Texas, l’Arizona e l’Ohio stanno incontrando crescenti difficoltà nel soddisfare la domanda dei nuovi data center.
In questo contesto, l’accesso alla rete sta diventando una risorsa strategica. Un terreno con una connessione elettrica già disponibile può valere molto più di un terreno semplicemente edificabile. È proprio qui che si inseriscono i REIT specializzati, a partire da Digital Realty ed Equinix. Il loro valore non dipende soltanto dagli immobili, ma dalla capacità di offrire strutture già dotate di alimentazione, raffreddamento e connettività.
Digital Realty è particolarmente esposta ai grandi campus hyperscale, mentre Equinix ha costruito un vantaggio competitivo sull’interconnessione, mettendo in comunicazione reti, cloud provider e imprese. Quando ottenere nuova capacità può richiedere anni, possedere infrastrutture già operative diventa un vantaggio difficile da replicare.
Utility e nucleare al centro del nuovo ciclo di investimenti AI
La fame di elettricità dell’intelligenza artificiale sta contemporaneamente aprendo un nuovo ciclo di investimenti per le utility. Le società regolamentate stanno aumentando la spesa per generazione, trasmissione e distribuzione proprio mentre le loro previsioni sulla domanda vengono riviste al rialzo.
In America Dominion Energy, Southern Company e Duke Energy sono tra gli operatori che possono beneficiare della crescita dei data center nei rispettivi mercati. Per le utility regolamentate, una maggiore domanda può significare nuovi investimenti infrastrutturali e una crescita della base di capitale su cui vengono riconosciuti rendimenti.
La partita, però, non riguarda soltanto la rete. Anche la generazione sta cambiando. Il gas naturale rappresenta una delle soluzioni più rapide per aggiungere nuova capacità, mentre il nucleare è tornato prepotentemente sotto i riflettori perché garantisce produzione continua senza emissioni operative di CO2.
L’accordo tra Microsoft e Constellation Energy per la riattivazione della centrale di Three Mile Island è diventato il simbolo di questa nuova fase: gli hyperscaler sono disposti a impegnarsi a lungo termine pur di assicurarsi energia affidabile. Anche Vistra e NextEra possono beneficiare della tendenza, seppure attraverso modelli differenti.
Parallelamente, Amazon, Google, Microsoft e Meta Platforms continuano a firmare accordi di acquisto di energia rinnovabile. Solare ed eolico resteranno quindi importanti, ma hanno un limite evidente: la produzione non è continua e non coincide necessariamente con il profilo di consumo di un data center. Di conseguenza, aumenterà il ruolo dell’accumulo e delle fonti programmabili. L’energia sta insomma smettendo di essere un semplice costo operativo e sta diventando una risorsa strategica.
La strategia "pick and shovel"
L’elettricità, però, è solo una parte del problema. Una volta portata l’energia nel data center, bisogna distribuirla e soprattutto smaltire il calore prodotto dalle GPU. I sistemi di nuova generazione stanno rendendo sempre meno efficace il tradizionale raffreddamento ad aria e stanno accelerando il passaggio a soluzioni liquide, come il direct-to-chip.
È qui che aziende come Vertiv, Schneider Electric ed Eaton possono beneficiare direttamente del boom degli investimenti. Vertiv è particolarmente esposta ai sistemi di raffreddamento e alimentazione per i data center ad alta densità, mentre Schneider ed Eaton hanno una presenza più diversificata nelle apparecchiature elettriche, dagli UPS ai trasformatori fino ai sistemi di distribuzione dell’energia.
Anche il networking è diventato un elemento critico. I grandi cluster di GPU devono scambiarsi enormi quantità di dati con latenze minime, aumentando la domanda di apparati Ethernet e componenti ottici. Arista Networks è uno dei principali beneficiari di questa tendenza, mentre Cisco e produttori specializzati come Coherent offrono esposizioni differenti alla stessa catena. È la logica del cosiddetto "pick and shovel": invece di scommettere su quale modello AI o quale chip dominerà il mercato, si investe nelle aziende che forniscono strumenti e infrastrutture indispensabili a tutti i protagonisti.
Attenzione ai rischi
La tesi, tuttavia, non è priva di rischi. Molti di questi titoli hanno già beneficiato della rivalutazione legata all’AI e un rallentamento del capex degli hyperscaler potrebbe colpire rapidamente gli ordini. Anche i REIT rimangono sensibili ai tassi d’interesse e devono sostenere ingenti investimenti per aumentare la capacità. Il punto, quindi, non è considerare l’infrastruttura immune da una possibile frenata dell’AI, ma riconoscere che la scarsità di energia, spazio, raffreddamento e connessioni sta creando nuovi colli di bottiglia.
La grande partita dell’intelligenza artificiale potrebbe così essere giocata su due fronti: da una parte chi produce il calcolo, dall’altra chi possiede le infrastrutture indispensabili per alimentarlo. E mentre il primo fronte continua ad attirare la maggior parte dell’attenzione, il secondo potrebbe offrire agli investitori un’esposizione meno evidente, ma potenzialmente altrettanto strategica al ciclo dell’AI.