Il Brent ha sfondato quota 100 dollari, complice la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, riportando la benzina sopra i 4 dollari al gallone negli Stati Uniti, massimo da oltre un mese. Sul mercato dei tassi, il rendimento del Treasury a 2 anni è salito di 5 punti base, segnale che gli investitori guardano con crescente nervosismo alla riunione della Federal Reserve in programma che terminerà mercoledì con la decisione sui tassi e la conferenza stampa di Kevin Warsh.
Per il meeting di luglio l'aspettativa prevalente resta quella di un nulla di fatto sui tassi, fermi al 3,50%-3,75%, ma la componente che scommette su una stretta - secondo i future sui Fed funds - è passata dal 12% al 38% in appena sette giorni. Un'escursione repentina, che racconta quanto la geopolitica energetica stia ormai pesando sulle attese di politica monetaria più dei dati macro tradizionali.
Riunione Fed: inflazione in riduzione, mercato del lavoro solido
Il quadro macroeconomico resta contraddittorio. L'indice dei prezzi al consumo di giugno ha sorpreso al ribasso: -0,4% mensile contro un consensus di -0,1%, con il dato core fermo contro un atteso +0,2%. Su base annua l'inflazione headline è scesa al 3,5% dal 4,2%, quella core al 2,6% dal 2,9%. A trainare il ribasso è stato il crollo della benzina, giù del 9,7% nel mese, mentre l'affitto, voce più pesante nel paniere, è salito di appena lo 0,1%.
Sul fronte occupazionale, le richieste settimanali di sussidio di disoccupazione sono scese a 187.000, minimo dal 1969, quando la popolazione americana era il 60% di quella odierna: un'aporìa apparente, prezzi in raffreddamento e mercato del lavoro ancora solido, che complica non poco la lettura della riunione della Federal Reserve.
I future CME assegnano ormai una probabilità dell'82% a un rialzo di 25 punti base a settembre, contro il 53% di appena sette giorni fa; sulla piattaforma di scommesse Kalshi le quote sono salite dal 30% al 48% nello stesso lasso di tempo.
Warsh gioca coperto, il board resta diviso: dichiarazioni e implicazioni per i tassi
Alla riunione di giugno, nove membri su diciotto del FOMC avevano indicato un possibile rialzo entro fine anno, gli altri nove no: una spaccatura perfetta che il nuovo presidente potrebbe ribaltare - come in un famoso programma televisivo - in un senso o nell'altro.
Warsh, nella sua audizione di metà luglio, ha ribadito che il board "non ha tolleranza per un'inflazione persistentemente elevata" garantendo un "impegno risoluto a ripristinare la stabilità dei prezzi", senza però offrire indicazioni prospettiche sui tempi.
Sul fronte più aggressivo si sono mosse le governatrici e i governatori Lisa Cook, Christopher Waller e Philip Jefferson, che pur avendo escluso un intervento a luglio hanno lasciato intendere che un rialzo diventerà più difficile da rinviare se il quadro sull'inflazione non migliora. Lorie Logan, presidente della Fed di Dallas, ha usato toni ancora più netti rilevando che una "modesta restrizione ora è meglio di una restrizione severa più avanti".
Sul lato opposto, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha sottolineato che "ci sono ragioni incoraggianti per aspettarsi che l'inflazione abbia raggiunto il picco". Nomura e Societe Generale restano scettici sull'imminenza di una stretta, ritenendo che Warsh preferisca guadagnare tempo.
Il sondaggio Reuters condotto tra il 17 e il 21 luglio mostra tutti i 104 economisti interpellati concordi su tassi fermi nella riunione della Federal Reserve che terminerà mercoledì, ma il 66% di chi ha risposto a una domanda specifica giudica ora "alta" la probabilità di un rialzo nel 2026, ribaltando il giudizio di "bassa" probabilità dato appena un mese prima.
Il mercato sembra ormai orientato a considerare la riunione della Fed di luglio un passaggio interlocutorio, con settembre destinato a diventare l'appuntamento davvero decisivo.