La Banca centrale europea si avvia verso la riunione del 10 settembre in un contesto particolarmente complesso. Il consenso degli economisti indica quasi unanimemente un aumento di 25 punti base del tasso sui depositi, che salirebbe così al 2,5% (BCE: il calendario completo delle riunioni per il 2026).
Secondo l'ultima indagine Reuters, tutti i 65 economisti interpellati prevedono la stretta, che rappresenterebbe il secondo intervento al rialzo del 2026 dopo quello di giugno e, secondo la maggioranza del panel, anche l'ultimo del ciclo.
La decisione appare quindi largamente incorporata nelle aspettative, ma il vero tema della riunione sarà la comunicazione della BCE sul percorso successivo. Le pressioni inflazionistiche sono tornate a rafforzarsi, mentre il conflitto in Medio Oriente ha riportato in primo piano i rischi legati a petrolio e gas.
Ad agosto l'inflazione dell'Eurozona ha infatti accelerato al 3,3% dal 2,9% di luglio, con la componente energetica salita al 14,3% su base annua. L'inflazione dei servizi, al contrario, è scesa al 3%, mentre quella dei beni industriali non energetici è rimasta contenuta all'1,2%.
BCE tra inflazione sopra il 3% e shock energetico
Il principale argomento a favore di un nuovo rialzo dei tassi è quindi rappresentato dalla dinamica dei prezzi. Secondo le attese raccolte da Reuters, l'inflazione dovrebbe mantenersi sopra il 3% nel breve periodo e il ritorno al target del 2% potrebbe avvenire soltanto verso la fine del 2027.
Gli economisti hanno inoltre rivisto al rialzo la previsione media dell'inflazione per il 2026 al 2,9%, il livello più elevato raggiunto dalle stime nel corso dell'anno. Il quadro, tuttavia, presenta una caratteristica che rende la scelta della BCE particolarmente delicata: gran parte della spinta inflazionistica deriva dall'energia.
L'incremento di petrolio e gas legato alle tensioni in Medio Oriente rappresenta infatti soprattutto uno shock dal lato dell'offerta. Il rischio per Francoforte è quindi quello di reagire con una politica monetaria troppo restrittiva a un fenomeno che non nasce principalmente da una domanda interna eccessivamente forte. È proprio su questo punto che si concentra il dibattito tra i membri del Consiglio direttivo.
Eurozona: l'economia mostra ancora resilienza
A complicare ulteriormente il quadro c'è la tenuta dell'economia europea. Secondo l'analisi di ING, l'attività dell'Eurozona ha mostrato una resilienza superiore alle attese nonostante la guerra in Medio Oriente.
A sostenere l'economia hanno contribuito sia alcuni fattori temporanei, tra cui lo spostamento di ordini verso produttori europei a causa delle difficoltà dei concorrenti asiatici, sia gli effetti degli stimoli fiscali già annunciati.
La maggiore resistenza dell'economia offre alla BCE maggiore spazio per mantenere una politica monetaria relativamente restrittiva. Allo stesso tempo, però, non equivale a un'economia surriscaldata che necessiti necessariamente di una lunga sequenza di rialzi.
Da qui nasce la difficoltà di giustificare ulteriori strette oltre settembre in assenza di segnali di una trasmissione più ampia dello shock energetico all'inflazione core, ai servizi e alle aspettative di medio periodo.
BCE: le nuove proiezioni saranno osservate con attenzione
La riunione sarà accompagnata dalle nuove proiezioni macroeconomiche dello staff dell'Eurosistema. Secondo le attese, gli aggiornamenti dovrebbero risultare relativamente contenuti, anche perché il consueto cut-off per la raccolta delle informazioni precede di circa due settimane la riunione del Consiglio direttivo.
Di conseguenza, le proiezioni potrebbero non incorporare pienamente l'ultima accelerazione dei rendimenti obbligazionari e dei prezzi energetici. Le stime dovrebbero comunque essere riviste leggermente al rialzo per inflazione e crescita, anche per effetto delle revisioni statistiche sulla crescita del primo trimestre e di prezzi del petrolio mediamente più elevati.
Sarà inoltre interessante capire se la BCE aggiornerà gli scenari alternativi presentati nei mesi scorsi, in un momento in cui l'economia appare collocata tra lo scenario di base e quello più avverso.
Il nodo dei rendimenti obbligazionari
Un altro elemento centrale della riunione sarà rappresentato dal recente aumento dei rendimenti obbligazionari nell'Eurozona.
La salita dei tassi di mercato a lungo termine ha già determinato un inasprimento delle condizioni finanziarie e, in parte, sta svolgendo lo stesso lavoro della politica monetaria. Secondo l'analisi di ING, un aumento di 50 punti base dei rendimenti obbligazionari può avere un impatto leggermente superiore su inflazione e crescita rispetto a un aumento di pari entità del tasso ufficiale.
Per la BCE il problema non è quindi soltanto il livello assoluto dei rendimenti, ma anche la loro distribuzione tra i diversi Paesi dell'area. Un irrigidimento generalizzato delle condizioni finanziarie può contribuire a contenere le pressioni sui prezzi, mentre un aumento eccessivo e disomogeneo degli spread può riaprire il tema della sostenibilità del debito pubblico e della trasmissione della politica monetaria.
Riunione BCE settembre 2026: l'ultimo rialzo?
La lettura prevalente tra gli economisti è che il rialzo di settembre possa chiudere il ciclo. Circa il 91% degli esperti intervistati da Reuters ritiene infatti che il tasso sui depositi resterà al 2,50% a fine 2026, mentre il 78% lo vede invariato almeno fino alla metà del 2027.
La logica alla base di questa previsione è che, una volta esaurito lo shock energetico, l'inflazione dovrebbe progressivamente riavvicinarsi all'obiettivo. Questa impostazione, tuttavia, non è più condivisa in modo unanime dal mercato.
Nelle ultime ore alcuni esperti hanno iniziato a prevedere un ulteriore rialzo di 25 punti base a dicembre, citando la persistenza delle pressioni inflazionistiche, la resilienza dell'economia europea e il rischio che l'aumento dei costi energetici finisca per generare effetti più ampi. Il mercato, intanto, attribuisce una probabilità prossima al 100% a un rialzo a settembre.
Energia e Medio Oriente restano il principale rischio
Il futuro della politica monetaria europea dipenderà quindi soprattutto dalla durata e dalla propagazione dello shock energetico. Nel comunicato di luglio, la BCE aveva ribadito che le proprie decisioni sarebbero state prese riunione per riunione, valutando intensità, durata ed effetti indiretti dello shock sui prezzi.
La banca centrale aveva inoltre sottolineato di non voler preannunciare un percorso prestabilito per i tassi. Un ulteriore peggioramento del conflitto in Medio Oriente, accompagnato da prezzi del petrolio e del gas persistentemente elevati, potrebbe quindi rafforzare la componente più hawkish del Consiglio direttivo.
Al contrario, un rientro delle quotazioni energetiche e la stabilità dell'inflazione core renderebbero più credibile lo scenario di una pausa dopo settembre.