La Banca centrale svizzera ha lasciato invariato il tasso guida allo 0%, livello in vigore dal giugno 2025. La decisione era attesa sia dagli economisti sia dal mercato, ma acquista un peso particolare perché arriva in una fase in cui altre grandi Banche centrali hanno scelto la direzione opposta.
Dopo che sia la BCE, sia la Federal Reserve hanno aumentato il costo del denaro, Berna ha preferito non inseguire il rialzo dell’inflazione, giudicando ancora adeguata l’attuale impostazione monetaria. Sul mercato obbligazionario la reazione è stata immediata: il rendimento del titolo di Stato svizzero a 2 anni è sceso allo 0,326%, dopo avere toccato in precedenza i massimi da novembre 2024.
Inflazione più alta, ma la Banca centrale svizzera non vede ancora l’urgenza
La scelta si spiega soprattutto con la natura dell’accelerazione dei prezzi. L’inflazione è salita dallo 0,6% di maggio allo 0,8% di agosto, spinta in larga parte dall’energia e dai prodotti petroliferi. È un aumento visibile, ma ancora dentro la fascia tra 0% e 2% che la SNB (Swiss National Bank) associa alla stabilità dei prezzi.
La Banca centrale prevede un’ulteriore salita nel quarto trimestre, fino a circa l’1,2%, seguita da un raffreddamento nel corso del 2027 con l’attenuarsi dell’effetto energia. Per Charlotte de Montpellier di ING il rincaro non è abbastanza diffuso da giustificare una stretta. Più critica la lettura di Gianluigi Mandruzzato di EFG Asset Management, che pone l’accento sul rischio di mantenere tassi nominali a zero con una crescita solida e tassi reali sempre più negativi.
Crescita rivista al rialzo, salgono anche le stime sui prezzi
La Banca centrale svizzera ha corretto verso l’alto anche le proprie proiezioni. L’inflazione media è ora vista allo 0,7% nel 2026, contro lo 0,6% stimato a giugno, e allo 0,8% sia nel 2027 sia nel 2028. Il quadro resta compatibile, nelle ipotesi della SNB, con un tasso guida fermo allo 0% lungo l’intero orizzonte previsionale.
Sul PIL il cambiamento è più netto: per il 2026 la crescita è attesa tra l’1,5% e il 2%, rispetto a circa l’1% indicato tre mesi fa, dopo un secondo trimestre particolarmente forte. La stessa SNB avverte però che il contributo eccezionale del comparto chimico-farmaceutico ha amplificato il dato.
Per il 2027 la previsione resta intorno all’1,5%. Tra gli economisti, le stime sull’inflazione 2026 oscillano dal +0,4% di Swiss Life al +0,8% di Economiesuisse. Per il 2027 gran parte delle previsioni si concentra tra +0,6% e +0,8%, con Economiesuisse al +1%.
Il franco paga il differenziale dei tassi
Dopo la decisione della Banca centrale svizzera, il franco svizzero si è indebolito sia contro il dollaro sia contro l’euro. Il biglietto verde è salito fino a circa 0,828 franchi e l’euro ha superato quota 0,943 (qui trovi i grafici di EUR/CHF e USD/CHF). La SNB ha inoltre modificato il linguaggio sugli interventi valutari: non parla più di una disponibilità "elevata" ad agire contro un eccessivo apprezzamento del franco, ma ribadisce di poter intervenire quando necessario sul mercato valutario.
Il presidente Martin Schlegel ha ricordato che la moneta elvetica si è già indebolita di circa il 3% da giugno su base ponderata per gli scambi. Il movimento riflette anche l’allargamento del differenziale dei tassi tra la Svizzera e le principali economie: con la SNB ferma e altri istituti più restrittivi, il franco diventa meno interessante per una parte degli investitori.
Contributo fornito da Enrico Lanati - Direttore di Cambiavalute.ch