Le azioni delle società che effettuano buyback hanno sottoperformato l'indice S&P 500 negli ultimi anni a Wall Street. A riportarlo è un'analisi di Barclays, secondo cui, dal lancio di ChatGPT, il chatbot rivoluzionario della startup di intelligenza artificiale OpenAI, l'S&P 500 Buyback è rimasto indietro di circa 30 punti percentuali rispetto al mercato più ampio.
La principale ragione di questo ritardo, secondo la banca londinese, è stata proprio lo sviluppo dell'intelligenza artificiale. In pratica, gli investitori hanno spostato l'attenzione verso le aziende orientate alla crescita, sostenuta dalla nuova tecnologia, piuttosto che concentrarsi sulla remunerazione degli azionisti attraverso i riacquisti.
Wall Street: buyback in rallentamento
Barclays ha sottolineato anche come ci sia stato un netto rallentamento dei buyback azionari negli ultimi anni, in quanto le società hanno preferito utilizzare la liquidità generata dal proprio business per investire nelle infrastrutture legate all'intelligenza artificiale. L'istituto finanziario, al riguardo, mette in luce il fatto che entro il 2028 le spese complessive degli hyperscaler per l'AI dovrebbero superare i 1.000 miliardi di dollari annui.
Le operazioni di buyback delle sei più grandi aziende tecnologiche - Amazon, Alphabet, Microsoft, Apple, Meta Platforms e Nvidia - sono diminuite di circa il 17% nell'ultimo anno, ma hanno rappresentato un quarto dei riacquisti nel 2024 e nel 2025. Per il resto del mercato, invece, i buyback sono aumentati, ma questo non è stato sufficiente a compensare il calo complessivo.
Tra l'altro, Barclays sottolinea come ci sia una minore esigenza di riacquistare le azioni, poiché le Big Tech hanno tagliato il personale. Molti dipendenti delle grandi aziende tecnologiche, infatti, vengono pagati anche con azioni o stock option, oltre allo stipendio. Se un'azienda riduce la forza lavoro, deve assegnare molte meno azioni come compenso. Di conseguenza, servono meno azioni da distribuire ai dipendenti.
Per questo diminuisce anche la necessità di riacquistare azioni proprie sul mercato, che spesso vengono utilizzate proprio per finanziare questi piani di remunerazione. Nelle Big Tech, in particolare, una parte importante dei riacquisti di azioni non serve solo a sostenere il prezzo del titolo, ma anche a compensare la diluizione provocata dall'emissione di nuove azioni destinate ai dipendenti.
Gli investimenti nell'AI sono un rischio per le Big Tech?
Se le Big Tech diminuiscono i buyback per indirizzare il denaro verso gli investimenti nell'AI, quali effetti potrebbe produrre questa mossa in futuro? Molto dipende, inevitabilmente, dagli sviluppi dell'intelligenza artificiale e dai ritorni che le ingenti spese producono in termini di maggiori ricavi e profitti. Gli investitori stanno monitorando con grande attenzione questo aspetto, soprattutto attraverso la pubblicazione delle trimestrali.
Se il ritorno sugli investimenti sarà positivo, ciò potrebbe riflettersi favorevolmente sul prezzo delle azioni. Il rischio, invece, è che le Big Tech si siano spinte troppo oltre con le spese. È per questo che qualsiasi notizia negativa in questa direzione è in grado di creare turbolenze, anche molto forti, sulle quotazioni. Negli ultimi mesi questo è avvenuto spesso, riflettendo le preoccupazioni degli investitori sui piani di spesa in costante crescita.
Come conseguenza, riporta Barclays, le valutazioni delle grandi aziende tecnologiche si sono compresse negli ultimi due anni, passando da circa 33 volte gli utili a meno di 25 volte. Questa potrebbe rappresentare un'opportunità per acquistare a prezzi più bassi, soprattutto per chi in passato ha perso il treno dei rialzi. Tuttavia, rimane sempre il rischio di una correzione più marcata.