Il cross Euro/Yen apre la settimana in area 176,10, a un passo dal minimo da un anno toccato venerdì 23 ottobre e lo fa in una settimana in cui è chiamato ad affrontare due esami ravvicinati: quello della BCE di giovedì 29 ottobre e quello della Bank of Japan di venerdì 30. Sulla carta i tassi giocano ancora a favore della moneta unica europea, perché i depositi presso la BCE rendono il 2,50% e il tasso della BoJ è all’1,25%. Eppure dal massimo del 17 aprile, in area 187,95, il cambio ha perso circa il 6%. Con due pause attese, a muovere il cambio saranno le parole sul prossimo passo, atteso per entrambe a dicembre.
Tra politica e fattore Francia
Ma perché allora il cambio Euro/Yen scende se la BCE offre tassi più elevati della BoJ? A muovere le due valute sembra aver contato più la paura che la differenza dei tassi. Venerdì 23 ottobre il premio per il rischio chiesto dagli investitori sul debito francese è salito al livello più alto dal 2011, mentre le proteste di piazza in Francia continuavano. Lo stesso giorno l’euro è sceso fino a 175,08 yen, il minimo da ottobre 2025, chiudendo la settimana in calo di circa l’1,1%.
Dall’altra parte, dopo le vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale di giovedì 22 ottobre, gli investitori hanno comprato yen come valuta rifugio, e lo yen ha chiuso la settimana con il guadagno più ampio contro il dollaro dalla prima metà di settembre. “La Francia resta un freno, ma il resto dell’area euro tiene”, ha detto Giada Giani, economista di Citi, a Reuters. Il sollievo di lunedì 26 ottobre, dopo che Moody’s ha confermato il rating francese Aa3, ha riportato il cambio appena sopra i minimi.
C’è poi un motivo più lento. La BCE ha alzato i tassi a giugno e a settembre per contenere lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente, ma la BoJ ha fatto lo stesso, con rialzi a giugno e a settembre. La distanza tra i due tassi, che è ciò che rende conveniente tenere euro invece di yen, non si sta allargando: dall’inizio dell’anno entrambe hanno alzato di mezzo punto, e la differenza è ferma a 1,25 punti.
Cosa aspettarsi da BCE e BoJ
Dalla BCE e dalla Bank of Japan il mercato si aspetta due pause, e conteranno le indicazioni su dicembre più delle decisioni. La BCE ha portato il tasso sui depositi al 2,50% il 10 settembre, il secondo rialzo del 2026, con l’inflazione dell’eurozona salita al 3,8% a settembre secondo Eurostat. Giovedì 29 ottobre, alle 14:15 ora italiana, è attesa una pausa (BCE: il calendario completo delle riunioni per il 2026).
La BoJ ha alzato il tasso all’1,25% il 18 settembre, il livello più alto dal 1995 (Riunione Bank of Japan: tassi all’1,25%, e poi?). Venerdì 30 ottobre dovrebbe restare ferma, con il governatore Kazuo Ueda in conferenza stampa e il nuovo rapporto trimestrale sulle prospettive dell’economia (Calendario riunioni BoJ 2026: i meeting della Bank of Japan). L’inflazione di fondo in Giappone ha superato il 2% a settembre per la prima volta in nove mesi, e gli economisti sentiti da Reuters vedono un rialzo all’1,5% a dicembre. Naomi Muguruma, di Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities, parla di “un momento storico” per la BoJ, che ora deve imparare a usare anche il freno oltre all’acceleratore.
Il mercato, però, scommette su un rialzo a dicembre per entrambe. Secondo i prezzi dei future riportati da Reuters il 23 ottobre, la probabilità è del 66% per la BCE e del 61% per la BoJ. Se la presidente della BCE, Christine Lagarde, sarà più prudente del previsto, l’euro perderà un sostegno; se Ueda resterà vago, lo perderà lo yen. Il cambio reagirà a chi delude per primo.
Euro-Yen: ecco come sono posizionati i grandi speculatori
I grandi speculatori sono corti sull’Euro/Yen come mai prima. Secondo il COT sintetico di Forecaster.biz, che combina i report della CFTC sui future dell’euro e dello yen per ricavare il posizionamento sul cambio incrociato, nella settimana chiusa martedì 20 ottobre gli operatori non commerciali erano netti corti per 258.718 contratti: il valore più basso dall’inizio della serie, nel 2006. I fondi a leva, la componente più attiva, sono passati da netti lunghi per 104.804 contratti a fine agosto a netti corti per 28.158.
Prezzo e posizioni scendono insieme, segno che il ribasso è sostenuto da chi lo cavalca. Un posizionamento così sbilanciato, però, rende il mercato affollato da una parte sola: basta una notizia inattesa per costringere molti operatori a ricomprare euro nello stesso momento. Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un cambio è ipercomprato o ipervenduto, il 26 ottobre segnava -39,5, in zona neutra: il cambio è sceso, ma non è ancora in eccesso di vendite.
Cosa può muovere il cambio Euro/Yen dopo le due riunioni?
A muovere il cambio Euro/Yen saranno il tono delle due banche centrali e le notizie dalla Francia. Il precedente di settembre invita alla prudenza: il 18 settembre, giorno del rialzo della BoJ, lo yen si è indebolito e l’Euro/Yen è salito di circa lo 0,7%, probabilmente perché il rialzo era atteso e la BoJ, come notato allora dal Japan Times, aveva dato segnali contrastanti sul passo successivo.
C’è poi il governo di Tokyo. A fine luglio, con lo yen ai minimi da circa quarant’anni contro il dollaro, Giappone e Stati Uniti sono intervenuti insieme sul mercato dei cambi per la prima volta dal 2011, e l’Euro/Yen ha perso circa il 3% in due sedute, tra il 29 e il 31 luglio. Per chi in Italia detiene fondi azionari giapponesi senza copertura del cambio, è probabile che un rafforzamento dello yen continui a sostenere il rendimento in euro, così come un ritorno della debolezza lo eroderebbe.
Mercoledì 28 ottobre decide anche la Fed, attesa in pausa. Ma per l’Euro/Yen la sequenza che conta è un’altra: Lagarde giovedì, Ueda venerdì, e sullo sfondo le tensioni in Francia.