C’era una volta il TACO. Trump Always Chickens Out: la tesi confortante che il presidente americano avrebbe sempre trovato un’uscita di sicurezza nelle crisi che lui stesso alimentava. Il mercato ci credeva: ogni titolo di cessate il fuoco provocava vendite istantanee sull’oro nero. Poi è arrivato il NACHO.
Not A Chance Hormuz Opens: lo scenario di tensione permanente nello Stretto di Hormuz non si risolve, si gestisce. Il segnale più eloquente non arriva dai future sul greggio, ma dal mercato assicurativo. I premi di guerra per i transiti nello Stretto hanno raggiunto il 2,5% del valore dello scafo per singolo viaggio, contro lo 0,1% prebellico.
Il Brent, pur sceso dai massimi bellici di 126 dollari al barile, tratta ancora oltre quota 100, con un rialzo di oltre il 38% rispetto ai livelli pre-conflitto. Sul fronte tassi, il segmento a breve ha riprezzato bruscamente al rialzo, con un appiattimento marcato delle curve dei rendimenti.
Eppure i mercati azionari sfidano la gravità: l’S&P 500 ha aggiornato i massimi storici, come se la geopolitica fosse un rumore di fondo. È questa la vera anomalia: non la crisi in sé, ma la sua coesistenza con l’euforia azionaria. Wall Street ha imparato a convivere col NACHO come aveva imparato a farlo col TACO.
Warsh alla Fed, parte la sfida
Oggi il Senato statunitense è chiamato al voto finale sulla conferma di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve. Una formalità annunciata, dopo il via libera della Commissione bancaria, ma il contesto in cui l’ex governatore raccoglierà il testimone da Jerome Powell - il cui mandato scade il 15 maggio - è tutt’altro che ordinario.
Warsh eredita una Banca centrale spaccata. L’ultima riunione del FOMC ha registrato quattro dissensi, il numero più alto dal 1992: tre presidenti regionali - Hammack, Logan e Kashkari - contrari al mantenimento di un “easing bias” che giudicano incompatibile con i rischi inflazionistici, e il governatore Miran su posizioni opposte, a favore di un taglio immediato. Sullo sfondo, lo shock petrolifero.
Il modello Nowcasting della Fed di Cleveland stima un’inflazione PCE complessiva al 5,4% e un CPI al 6,1%. Gli analisti prevedono un CPI di maggio al 4,3%. Il “3% è il nuovo 2%”, avvertono gli analisti, e il 4% è ormai dietro l’angolo. Per Warsh, che ha promesso un “cambio di regime” e riunioni meno ingessate, la sfida è doppia: gestire il dissenso interno che lui stesso invoca come metodo, e farlo mentre il mercato prezza tassi fermi almeno fino a fine 2027, ignorando le pressioni di Trump per un allentamento.
Non sarà solo. Powell resterà come governatore, dichiaratamente “a basso profilo” ma deciso a difendere l’indipendenza dell’istituzione dal “battering” dell’amministrazione. Una presenza ingombrante o una sponda preziosa: il voto di oggi consegna a Warsh le chiavi, non la quiete.
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