La corsa all’intelligenza artificiale presenta il conto. E questa volta non arriva dai bilanci delle Big Tech, ma dal mercato obbligazionario. A riaccendere i timori è CoreWeave, società che finanzia a debito l’acquisto di chip Nvidia: il rendimento di alcune sue obbligazioni ha raggiunto il 15%, alimentando lo spettro di una bolla del credito legata all’AI e nuovi interrogativi sulla tenuta del settore.
Con un indebitamento indicato a circa 52 miliardi di dollari a giugno, contro i 15 miliardi dell’anno precedente, la sostenibilità finanziaria diventa cruciale. Intanto BlackRock ha ridotto a neutrale il giudizio sull’azionario statunitense, prendendo profitto sull’espansione dell’AI.
Il ripiegamento tecnologico ha favorito i Treasury, nonostante un’inflazione americana ancora intorno al 3,5%. Per la Fed, impegnata a riportarla verso il 2%, il dilemma è delicato: contrastare le pressioni sui prezzi senza soffocare gli investimenti tecnologici e il resto dell’economia, già esposta alle incertezze sui tassi.
Una correzione dell’euforia sull’AI potrebbe dunque alleggerire il lavoro della Banca centrale. Perché il vero interrogativo non è quanto possa crescere l’intelligenza artificiale, ma quanto costerà continuare a finanziarla. E chi, alla fine, dovrà pagare il conto.
PMI, il semaforo dei tassi
Venerdì 23 ottobre i mercati guarderanno a un semaforo a tre luci: Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti. I PMI preliminari di S&P Global offriranno una delle prime letture sull’attività economica di ottobre, proprio mentre le Banche centrali valutano quanto pesare crescita e inflazione. Gli indici sintetizzano gli ordini, la produzione, l’occupazione e i prezzi segnalati dalle imprese. Sopra 50 punti indicano espansione, sotto 50 contrazione.
Ma per i mercati conteranno soprattutto lo scarto dalle attese e le componenti sui costi. Nell’Eurozona il PMI composito è atteso intorno a 52,3, dopo il 53,1 di settembre: un rallentamento che lascerebbe comunque l’attività in territorio espansivo. Per la BCE il nodo è capire se la crescita regge mentre le pressioni sui prezzi, alimentate dall’energia, si intensificano.
Nel Regno Unito il confronto partirà dai 52 punti di settembre. La Bank of England dovrà valutare se la tenuta dei servizi consenta di contrastare l’inflazione senza frenare troppo la domanda. Negli Stati Uniti le attese indicano un composito intorno a 57,6, contro 58,4: un’economia ancora robusta, che potrebbe ridurre l’urgenza di una svolta accomodante della Fed.
PMI superiori alle previsioni, accompagnati da prezzi in aumento, rafforzerebbero le ipotesi di tassi elevati più a lungo. Dati più deboli aprirebbero invece il dibattito sul rischio di frenata. Il semaforo di venerdì non deciderà da solo la politica monetaria, ma dirà ai mercati quale luce potrebbe accendersi per prima.
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