La scorsa settimana la BCE ha confermato quello che il mercato già si aspettava: l’inflazione in Europa è ripartita e Francoforte ha risposto alzando i tassi di 25 punti base. Soprattutto, ha rivisto al rialzo le stime sui prezzi per il 2027-2028, lasciando aperta la porta a nuovi interventi se la pressione energetica dovesse proseguire.
La corsa del petrolio ha infatti ristretto lo spazio di manovra dell’Eurotower, già alle prese con un’economia in rallentamento. E se in Europa il copione era scritto, questa settimana dovrebbe essere la Fed a muovere ancora i tassi. Il CPI USA di agosto ha rafforzato questa prospettiva, facendo salire oltre l’82% le probabilità di rialzo indicate dal FedWatch Tool.
Il ritorno delle Banche centrali su una linea restrittiva ha riacceso le tensioni sui bond, dove ai tassi più elevati si sommano la raccolta dei colossi AI e i dubbi sulla credibilità fiscale degli Stati. Negli USA, le mosse di Scott Bessent non hanno frenato la salita dei rendimenti e sono state lette da parte del mercato come un segnale di debolezza.
A complicare il quadro c’è poi la promessa di Trump di distribuire 5.000 dollari a ogni cittadino americano in caso di vittoria alle Midterm, per un costo stimato in 1.200-1.300 miliardi. Petrolio, inflazione e credibilità fiscale rischiano così di intrecciarsi in un vortice pericoloso. È l’inflazione, bellezza.
Il giro di vite dei tassi
La prossima settimana i mercati entreranno in un nuovo giro di vite monetario. Fed, Bank of England e Bank of Japan si riuniranno a pochi giorni di distanza, con decisioni diverse ma unite dallo stesso tema: l’inflazione continua a condizionare le scelte delle banche centrali e, di riflesso, il prezzo del denaro. Negli Stati Uniti il mercato assegna circa l’85% di probabilità a un rialzo di 25 punti base, che porterebbe i Fed Funds al 3,75%-4,00%.
La decisione resta - anche a causa delle pressioni in arrivo dalla Casa Bianca - però più aperta rispetto agli altri istituti. A rendere il meeting ancora più rilevante saranno le nuove proiezioni economiche e il dot plot, da cui gli investitori cercheranno indicazioni sul percorso dei tassi nei mesi successivi. A Londra, invece, lo scenario prevalente resta quello di tassi invariati al 3,75%.
L’attenzione si concentrerà soprattutto sulla composizione del voto. Una crescita britannica più resistente del previsto e pressioni inflazionistiche ancora elevate potrebbero infatti aumentare il peso del fronte favorevole a una nuova stretta nei prossimi mesi. In Giappone il mercato si attende una mossa più netta. La BoJ dovrebbe alzare il tasso dall’1% all’1,25% e, inflazione elevata e debolezza dello yen mantengono aperta anche la possibilità di ulteriori rialzi entro fine anno.
Per gli investitori, la sequenza di Fed, BoE e BoJ riporta quindi al centro bond, valute e titoli growth, gli asset più sensibili alle aspettative sui tassi. Il giro di vite monetario cambia intensità da Paese a Paese, ma resta ancora ben presente sullo sfondo dei mercati.
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