La Federal Reserve non ha annunciato alcuna intenzione di ridurre i tassi di interesse, mantenendo ufficialmente una linea di attesa. Tuttavia, le previsioni di molti analisti e le pressioni politiche dalla Casa Bianca stanno alimentando l’idea che un ciclo di tagli possa iniziare già nei prossimi mesi. In questo articolo e nel video allegato vedremo esattamente cosa si aspetta il mercato per i prossimi mesi.
Quattro tagli dei tassi di interesse entro gennaio 2026
JP Morgan Chase, attraverso il suo Chief U.S. Economist Michael Feroli, ha rivisto in modo significativo le proprie stime: da un solo taglio previsto per dicembre a quattro interventi complessivi, con il primo a settembre e successivi a ottobre, dicembre e gennaio.
Questa revisione non si basa su un cambio di rotta ufficiale della Fed ma su fattori politici, in particolare la nomina da parte di Donald Trump di Stephen Miran nel Board della banca centrale. Feroli ritiene che l’arrivo di Miran – un economista che in passato aveva sostenuto tassi elevati ma che ora appare meno rigido – possa rafforzare il fronte interno a riduzioni già a breve termine.
Trump e la pressione politica sulla Fed
Il Presidente Trump da tempo chiede alla Fed di abbassare i tassi per sostenere la crescita economica e i mercati finanziari. Dopo il dato sull’inflazione di luglio, il presidente ha ribadito la sua posizione, senza però indicare l’entità dell’intervento auspicato. A colmare il vuoto ci ha pensato il Segretario al Tesoro Scott Bessent, che ha parlato apertamente di un possibile taglio da 50 punti base già nel meeting di settembre.
Questa proposta arriva in un contesto delicato: i prezzi al consumo hanno registrato la maggiore crescita in sei mesi, segnale di pressioni inflazionistiche ancora presenti, in parte alimentate dai dazi. La Fed, nell’ultima riunione, ha scelto di lasciare i tassi invariati, sottolineando la necessità di monitorare gli effetti delle politiche commerciali sui prezzi, senza anticipare mosse di politica monetaria.
Il nodo Bessent e la strategia sui Treasury
Sebbene Trump abbia escluso Bessent dalla lista dei possibili successori di Jerome Powell alla guida della Fed, il Segretario al Tesoro americano resta una figura chiave nella strategia economica.
Oltre alle motivazioni interne, Bessent ha interesse a tassi più bassi per ragioni legate ai flussi di capitale internazionali: con tassi USA elevati, il costo di coprire il rischio cambio per gli investitori stranieri è salito a livelli proibitivi, spingendo molti a ridurre l’esposizione sui Treasury.
Ridurre il costo della copertura – obiettivo raggiungibile con tassi più bassi – potrebbe riportare capitali esteri sui titoli a lunga scadenza, stabilizzando i mercati obbligazionari e sostenendo il finanziamento del debito pubblico.
Uno scenario ancora incerto
Al momento, la prospettiva di un taglio a settembre è data come altamente probabile dai mercati dei futures, con stime vicine al 90% secondo il FedWatch Tool elaborato dal CME Group. Tuttavia, va ricordato che si tratta di aspettative del mercato e degli analisti, non di indicazioni ufficiali della Fed.
Un ulteriore indebolimento del mercato del lavoro – con un tasso di disoccupazione oltre il 4,4% – potrebbe spingere verso un taglio più marcato, fino a 50 punti base, ma la decisione rimane nelle mani di un comitato che finora non ha abbandonato la linea della prudenza.
In definitiva, l’ipotesi di un allentamento monetario negli Stati Uniti nasce da un intreccio di analisi economiche e pressioni politiche più che da un segnale diretto della Federal Reserve.
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