L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha varato quella che è stata definita la più grande operazione di rilascio di scorte di emergenza nella storia dell'organizzazione. La decisione, presa all'unanimità dai Paesi membri, prevede l'immissione sul mercato globale di ben 400 milioni di barili di greggio. Si tratta della sesta azione coordinata di questo tipo dalla fondazione dell'AIE.
All'interno di questa cornice, gli Stati Uniti hanno confermato il rilascio di 172 milioni di barili dalla propria Riserva Strategica di Petrolio (SPR) a partire dalla prossima settimana. Anche il Giappone parteciperà attivamente, liberando riserve private per una quota pari a 15 giorni di consumo e riserve nazionali per un intero mese. Questo però ha impattato negativamente sul prezzo del petrolio che ha segnato un rialzo di oltre 5 punti percentuali, come mai?
Prezzo Petrolio: il paradosso di un mercato che ignora l'eccesso di offerta
In uno scenario economico lineare, l'annuncio di una massiccia immissione di offerta dovrebbe provocare una correzione immediata dei prezzi al ribasso. Tuttavia, mercoledì l'oro nero ha mostrato una resilienza sorprendente: i prezzi di Brent e WTI sono saliti di oltre il 5% nonostante l'annuncio dell'AIE. Questo fenomeno è alimentato dalla percezione dei trader che l'intervento sia, in realtà, insufficiente a bilanciare le perdite strutturali causate dal conflitto in corso con l'Iran.
Per gli investitori, l'utilizzo delle riserve strategiche appare come una misura "estremamente rialzista", poiché riduce le opzioni future per attutire ulteriori shock se le vie di transito marittimo rimanessero chiuse a lungo.
Lo Stretto di Hormuz e il peso dei barili perduti
Il cuore della tensione risiede nella chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, un'arteria vitale attraverso cui fluisce gran parte del greggio mondiale. Si stima che il conflitto abbia già sottratto al mercato circa 15 milioni di barili al giorno negli ultimi dieci giorni.
Anche considerando i 400 milioni di barili messi in campo dall'AIE, tale volume coprirebbe a malapena tre settimane di conflitto, lasciando il mercato scoperto nel caso di un guerra prolungata. Gli analisti sottolineano che, sebbene piccole quantità di petrolio riescano ancora a transitare, il deficit complessivo rimane critico, con una perdita netta per il mercato globale stimata tra i 12 e i 13 milioni di barili giornalieri.
Stoccaggio e logistica: il collo di bottiglia saudita
Un altro fattore tecnico che sostiene i prezzi è la crisi della capacità di stoccaggio. Saudi Aramco ha annunciato l'intenzione di reindirizzare 5 milioni di barili al giorno verso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso, per aggirare il blocco di Hormuz. Tuttavia, la logistica globale è sotto pressione: si stima che almeno 5 milioni di barili al giorno di produzione siano attualmente "congelati" proprio per la mancanza di siti di stoccaggio disponibili.
Questo eccesso di produzione che non trova sbocco fisico si traduce paradossalmente in una minore disponibilità immediata per i consumatori finali, spingendo ulteriormente al rialzo i premi per la consegna rapida.
Analisi tecnica: Brent e WTI tornano a sfidare quota 100 dollari
Sotto il profilo dei prezzi, la giornata di mercoledì ha segnato un netto ritorno della volatilità direzionale. Il Brent ha nuovamente sfiorato la soglia psicologica dei 100 dollari al barile nelle contrattazioni overnight, annullando gran parte del ribasso dell'11% registrato nella sessione di martedì.
Fonte: Tradingview
Dal punto di vista grafico, la tenuta dei supporti minimi durante l'annuncio dell'AIE suggerisce che il mercato abbia già scontato l'effetto dell'offerta aggiuntiva, concentrandosi ora sul rischio geopolitico. Se il flusso attraverso Hormuz rimarrà interrotto, la pressione rialzista potrebbe testare nuove resistenze, ben oltre i 118$ toccati settimana scorsa, poiché le riserve strategiche non sono considerate una soluzione di lungo periodo ma solo un tampone temporaneo contro il panico attuale.
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