Apple ha toccato un nuovo massimo storico, superando i 320 dollari ad azione e portando la capitalizzazione a circa 4.700 miliardi di dollari. È il titolo più forte tra le "Magnifiche 7" da inizio anno, e resta a poco meno di 300 miliardi da Nvidia, unica società al mondo sopra i 5.000 miliardi. Fin qui, un record come tanti. La parte interessante è un'altra: Apple è, tra i grandi della tecnologia, l'azienda che sull'intelligenza artificiale sta spendendo di meno. E il mercato la sta premiando proprio per questo.
Apple e AI: il numero che racconta tutto
Nell'anno fiscale 2025 Apple ha investito in capex, cioè in impianti e infrastrutture, circa 12,7 miliardi di dollari. Un confronto rende l'idea di quanto sia poco per gli standard del settore. Amazon nel 2026 punta a circa 200 miliardi di capex, Alphabet tra i 175 e i 185 miliardi, Meta tra i 115 e i 135 miliardi. Messi insieme, i grandi costruttori di data center stanno impegnando qualcosa come 700 miliardi di dollari in infrastruttura per l'AI. La spesa di Apple vale meno del 2% di quella cifra.
Per anni questo è stato letto come un ritardo: Apple arriva tardi sull'intelligenza artificiale, non ha un modello proprio di frontiera, insegue. Nel 2026 la lettura si è ribaltata. Con il timore crescente che la spesa monstre sull'AI finisca per comprimere i margini di semiconduttori e cloud, la scelta di Apple di restare fuori dalla corsa ai data center viene riletta come un vantaggio competitivo. Chi non ha impegnato 200 miliardi non deve nemmeno spiegare agli azionisti in quanti anni li recupererà.
IBM, l'altra faccia della medaglia
Che la posta in gioco sia alta lo ha mostrato, nello stesso giorno, il crollo di IBM. Il titolo ha perso il 25% in una sola seduta, la peggiore della sua storia da quando esistono i dati, cioè dal 1968. Il motivo è speculare a quello che sta premiando Apple: i clienti di IBM hanno smesso di comprare mainframe e software e hanno dirottato i budget su server, memorie e storage per l'AI, per assicurarsi le forniture prima degli aumenti di prezzo. La stessa ondata di spesa che travolge chi si fa trovare scoperto è quella che valorizza chi ha scelto di non entrare nella partita più costosa.
Non solo risparmio: il super-ciclo iPhone
Ridurre tutto ai costi sarebbe però un errore. Il mercato non prezza solo la prudenza di Apple, ma anche una previsione di ricavi. Tim Cook ha definito "fuori scala" la risposta dei consumatori agli iPhone 17, con vendite stimate in crescita tra il 10% e il 12% nel trimestre di dicembre.
Il dato più rilevante arriva però da una stima di Morgan Stanley: su 1,4 miliardi di iPhone attivi nel mondo, circa 1,3 miliardi non hanno l'hardware per far girare il nuovo Siri potenziato dall'AI. Se Apple porterà davvero l'intelligenza artificiale dentro il telefono, avrà di fronte potenzialmente il più grande ciclo di aggiornamento della sua storia, senza dover conquistare clienti nuovi.
La strategia PrismML
In questa cornice si inserisce l'indiscrezione di giornata, riportata dalla CNBC: Apple sta valutando PrismML, una startup nata come spin-off del Caltech e finanziata da Khosla Ventures, specializzata nel comprimere i modelli di AI al punto da farli girare su un telefono. Nell'esempio reso pubblico, PrismML ha ridotto Qwen, il modello di Alibaba, da circa 54 gigabyte a meno di 4 gigabyte, mantenendo tutti i 27 miliardi di parametri su un iPhone 15 o più recente.
La tecnica, in sintesi, riduce la precisione con cui vengono memorizzati i valori del modello, passando da 16 bit a uno o tre valori possibili: si perde qualcosa in qualità, ma il modello diventa minuscolo. I numeri dichiarati parlano di memoria da 10 a 15 volte inferiore, risposte da 6 a 8 volte più veloci e consumi energetici da 3 a 6 volte più bassi. Per Apple è la traduzione tecnica della sua filosofia: intelligenza artificiale che gira sul dispositivo, senza cloud e senza data center da centinaia di miliardi.
Dove sta il rischio
La storia è convincente, ma va guardata con distacco. Primo: le discussioni con PrismML, per ammissione dello stesso Amministratore delegato della startup, sono in fase molto iniziale, e Apple non ha firmato nulla.
Secondo: il super-ciclo iPhone resta una previsione, non un incasso, e Apple Intelligence, lanciata nel 2024, non ha ancora spostato le vendite in modo evidente.
Terzo, ed è il paradosso nel paradosso: la spesa in ricerca e sviluppo di Apple è comunque salita verso il 10% del fatturato proprio a causa dell'AI. Dire che "Apple non spende sull'intelligenza artificiale" è una semplificazione: spende poco in infrastruttura fisica, ma molto in software e competenze.
La sintesi onesta è che Apple oggi viene premiata per avere scelto la strada più leggera nel momento in cui il mercato teme quella più pesante. È una scommessa ragionevole, ma resta una scommessa che si gioca sul prossimo iPhone, non un risultato già iscritto a bilancio.
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