Il mercato dei titoli di Stato sta vivendo una fase di marcata pressione ribassista sui prezzi, che si traduce simmetricamente in un deciso aumento dei rendimenti. Nella sessione odierna del 23 marzo 2026, il Treasury a 10 anni ha toccato un picco del 4,423%, segnando il valore più alto dal luglio dello scorso anno.
Questa dinamica non è casuale: il mercato sta scontando l'incertezza geopolitica legata allo Stretto di Hormuz e un prezzo del petrolio Brent che staziona stabilmente sopra i 113,37 dollari. Per un investitore, questo significa che l'inflazione "importata" dai costi energetici sta costringendo i bond a offrire premi più elevati per compensare la perdita di potere d'acquisto. Anche le obbligazioni europee (come il Bund) non sono da meno.
Analisi Obbligazioni: l'Europa segue gli USA tra Bund e BTP
Il Vecchio Continente non è immune al contagio della volatilità statunitense. I rendimenti dell'Eurozona hanno registrato un balzo significativo, con il Bund tedesco a 10 anni che si è spinto fino al 3,073%. È interessante notare come la narrativa stia cambiando: Morgan Stanley ha recentemente rivisto le proprie stime, prevedendo che la BCE possa alzare i tassi di ulteriori 50 punti base entro la fine del 2026 per contrastare lo scenario di stagflazione.
In questo contesto, l'Italia monitora con attenzione il proprio BTP decennale, che è tornato a scambiare sopra la soglia psicologica del 4,032%, un livello che non si vedeva dall'estate del 2024.
L'eccezione britannica e il risveglio del Giappone
Spostando lo sguardo Oltremanica, la situazione appare persino più tesa. I Gilt britannici a 10 anni hanno sfiorato il 5,065%, segnando un massimo che evoca i fantasmi della crisi del 2008. Il Regno Unito paga lo scotto di finanze pubbliche fragili in un ambiente ad alta inflazione.
Parallelamente, anche l'ultimo baluardo dei tassi bassi, il Giappone, mostra segni di cedimento. Il rendimento del JGB a 10 anni è salito al 2,320%, spinto dalle speculazioni su una riduzione degli acquisti da parte della Bank of Japan (BoJ). Se il conflitto in Medio Oriente dovesse perdurare, gli analisti non escludono che il rendimento giapponese possa puntare al 2,5%, un livello quasi impensabile fino a pochi anni fa.
Analisi del prezzo: i supporti tecnici sotto pressione
Dal punto di vista puramente grafico, i prezzi dei principali governativi (che si muovono inversamente ai rendimenti) si trovano su livelli di supporto critici. I futures sui Bund europei a 10 anni stanno testando una zona di accumulo fondamentale; la rottura decisa dei minimi attuali sta accelerando le vendite verso livelli che non si vedevano da inizio 2011.
Fonte: Tradingview
La divergenza tra il prezzo dei bond e il petrolio, suggerisce che i mercati obbligazionari stiano iniziando a prezzare non solo l'inflazione, ma anche un rischio di durata del conflitto molto più esteso del previsto. In termini di trading, la volatilità rimane alta e il trend di breve termine resta saldamente ribassista per i corsi dei titoli, finché il greggio non darà segnali di raffreddamento sotto i 100 dollari.
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