Bitcoin non ce la fa a risalire. Ormai da diverse settimane, le quotazioni sono imprigionate in un intervallo ristretto di prezzi, ma la principale criptovaluta non riesce a cambiare ritmo. Lo scorso mese, il prezzo era scivolato fino a 57.000 dollari, per poi risalire fino a oltre 65.000 dollari; tuttavia, tutto questo è avvenuto senza convinzione e non si è andati oltre. Questo potrebbe essere un brutto segnale, secondo alcuni analisti. Un segnale che potrebbe indicare la fine del periodo d'oro di Bitcoin.
Dopo che Donald Trump era stato eletto presidente degli Stati Uniti nel novembre 2024, la madre di tutte le valute digitali aveva intrapreso una cavalcata che l'ha portata a un picco storico di 126.186 dollari nell'ottobre 2025.
Da lì, poi, è iniziata la discesa, con il contributo di vari fattori, tra cui:
- le tensioni geopolitiche derivanti dai dazi trumpiani e dalla guerra in Medio Oriente tra USA e Iran;
- le preoccupazioni degli investitori per il ritorno dell'inflazione, che potrebbe costringere le banche centrali ad alzare i tassi di interesse;
- alcune IPO eccellenti, come SpaceX e SK Hynix, che hanno spostato la liquidità degli investitori.
Bitcoin: e se il calo non fosse terminato?
L'ultimo fiacco recupero di Bitcoin non convince gli analisti che le vendite sulla criptovaluta siano terminate. Secondo Benjamin Cowen, analista macroeconomico e fondatore della piattaforma di ricerca sulle criptovalute Into The Cryptoverse, l'attuale rialzo del Bitcoin sopra la soglia dei 60.000 dollari rappresenta semplicemente una "prosecuzione del processo di formazione del minimo e non l'inizio di un nuovo ciclo rialzista".
In un rapporto, l'esperto ha scritto che, quando Bitcoin è sceso fino a 57.000 dollari, si è collocato al di sotto della media mobile semplice a 200 settimane. A suo avviso, tale media è "il destino inevitabile" della criptovaluta, in quanto quest'ultima tende storicamente ad avvicinarsi a quel livello nelle fasi finali dei mercati ribassisti. Tuttavia, anche se il recupero è reale, resta "fragile"; quindi, "non va interpretato come una conferma definitiva che il minimo sia stato raggiunto".
Cowen osserva come la stessa dinamica si sia verificata nel 2022, molto prima che quel ciclo toccasse il suo minimo. Il suo modello temporale suggerisce un processo di aggiustamento più lungo. L'attuale ciclo del Bitcoin dura già da più tempo rispetto a quello del 2019, senza aver ancora registrato la brusca capitolazione che allora segnò la fine del ribasso. Questo potrebbe indicare che il mercato completerà il proprio riequilibrio attraverso il trascorrere del tempo, piuttosto che con un nuovo e improvviso crollo. Cowen ritiene in definitiva che gli investitori debbano avere pazienza, perché "il minimo di mercato sarà una questione di mesi, non di settimane".
Ancora più pessimista è l'analisi di NYDIG (New York Digital Investment Group), società statunitense specializzata in servizi finanziari legati agli asset digitali.
La società avverte che Bitcoin potrebbe essere colpito da un'altra valanga di vendite, tale da far precipitare il prezzo tra 38.000 e 39.000 dollari entro il prossimo ottobre. Tale scenario significherebbe un crollo di circa il 70% dai prezzi attuali. Le previsioni catastrofiche della società si basano sui modelli storici dei bear market, sebbene nel 2025 non si sia registrata la stessa volatilità del passato.