Le azioni europee della difesa sono attese da un banco di prova importante con il vertice della NATO ad Ankara, in Turchia. I leader dei Paesi partecipanti dovranno definire una tabella di marcia per raggiungere gli obiettivi di spesa, ma soprattutto valutare i progressi compiuti rispetto allo scorso anno, in un contesto in cui la pressione degli Stati Uniti sull'Europa si fa sempre più intensa. A inasprire le tensioni è stato il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth, che ha avvertito gli alleati delle possibili conseguenze nel caso in cui non rispettassero gli impegni di spesa assunti. In quest'ambito, gli Stati Uniti condurranno una revisione della durata massima di sei mesi per verificare che l'Europa segua la linea indicata.
Nel frattempo, cresce la consapevolezza che il Vecchio Continente difficilmente potrà fare affidamento sulla protezione dell'altra sponda dell'Atlantico come in passato. "Non c'è dubbio che l'evoluzione della posizione geopolitica degli Stati Uniti abbia rappresentato un vero momento della verità", ha dichiarato Hugues Lavandier, senior partner di McKinsey.
"I governi devono tornare a investire nelle capacità di difesa". L'Europa, quindi, non ha altra scelta che continuare ad acquistare armamenti, investire negli stabilimenti produttivi e rafforzare le proprie capacità militari, come e più di quanto abbia fatto dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022.
Vertice Nato Ankara: focus sulle azioni europee della difesa
Mentre i governi aumentavano la spesa militare, le azioni europee della difesa hanno registrato un forte rialzo negli ultimi anni. I principali player, come Rheinmetall, BAE Systems, Leonardo, Thales e Saab, hanno tratto vantaggio dall'aumento degli ordini. Tuttavia, se inizialmente questo rappresentava il principale indicatore della crescita futura, oggi gli investitori guardano oltre e concentrano l'attenzione sulla capacità delle aziende di trasformare gli ordini in produzione, fatturato e margini. Ogni ritardo nelle consegne o incremento dei costi può infatti creare turbolenze sui titoli del settore.
Ad esempio, recentemente le azioni Rheinmetall sono crollate bruscamente dopo che la Germania ha cancellato il programma multimiliardario delle fregate F126, proprio a causa dei ritardi nelle consegne e dell'aumento dei costi, optando invece per l'acquisto di otto fregate più piccole Meko A-200 da ThyssenKrupp Marine Systems.
"Per gli investitori, il calo di Rheinmetall rappresenta un chiaro promemoria del fatto che questo settore è storicamente soggetto a ritardi e battute d'arresto, nonostante negli ultimi anni numerosi governi abbiano promesso di aumentare la spesa per la difesa", ha osservato Dan Coatsworth, responsabile dei mercati presso AJ Bell.
Alcune sfide importanti
In attesa dell'inizio del Vertice Nato di Ankara, appare evidente come i colossi europei della difesa debbano affrontare sfide importanti nel prossimo futuro. La prima riguarda le scorte di equipaggiamenti dei Paesi della regione. Queste sono inferiori ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto in Ucraina, a causa delle forniture inviate a Kiev, del ritiro dei sistemi più obsoleti e dei lunghi tempi di consegna dei nuovi armamenti, secondo un report di McKinsey pubblicato quest'anno.
Una seconda sfida concerne la manodopera e le catene di fornitura. Lavandier osserva che l'industria europea della difesa ha perso da tempo l'abitudine a produrre su larga scala. Inoltre, il settore dipende da una vasta rete di fornitori "che devono crescere contemporaneamente". Come ha spiegato l'esperto, "se mancano anche solo uno o due componenti, i nuovi caccia non possono essere consegnati". S&P Global Ratings sottolinea che molti fornitori europei della difesa sono piccole aziende con una limitata capacità di raccogliere capitale per espandersi, creando colli di bottiglia che coinvolgono l'intera filiera produttiva.
Una terza sfida attiene alla disomogeneità dell'aumento della spesa militare in Europa. S&P avverte che, mentre Polonia e Paesi baltici stanno accelerando più rapidamente, Francia, Regno Unito, Belgio e parte dell'Europa meridionale procedono più lentamente a causa dell'elevato debito pubblico e di altre priorità politiche.
Infine, resta da risolvere il problema della dipendenza dagli Stati Uniti. L'agenzia americana evidenzia che l'Europa continua a dipendere strutturalmente dagli alleati per quanto riguarda aerei da combattimento, sistemi di difesa aerea, munizioni di precisione, elettronica, software e capacità strategiche come intelligence, sorveglianza, trasporto aereo e sistemi di comando e controllo. In altre parole, un aumento dei bilanci destinati alla difesa non garantisce automaticamente una maggiore autonomia industriale del Vecchio Continente.
In questo contesto, il vertice Nato di Ankara rappresenta un passaggio cruciale non solo sul piano politico, ma anche per i mercati. Dalle indicazioni che emergeranno sull'accelerazione della spesa militare, sui tempi di attuazione degli impegni e sul rafforzamento della base industriale europea potrebbero arrivare segnali importanti per il comparto della difesa, chiamato ora a dimostrare di poter trasformare la crescita degli ordini in risultati concreti e sostenibili nel tempo.