Giovedì 15 ottobre TSMC pubblica i conti del terzo trimestre 2026; la conference call con gli analisti è fissata per le 14:00 di Taiwan, le 8:00 del mattino in Italia. È la più grande fonderia al mondo: produce su commissione i chip più avanzati per clienti come Nvidia, Apple, AMD e Broadcom, senza vendere prodotti con il proprio marchio.
La società aveva indicato una guidance di ricavi tra 44,6 e 45,8 miliardi di dollari, circa il 37% in più rispetto allo stesso trimestre del 2025. La trimestrale di TSMC è il primo test concreto per capire se la cautela degli investitori sulla spesa in intelligenza artificiale era giustificata o eccessiva.
Cosa deve mostrare la trimestrale di TSMC per rassicurare il mercato?
La risposta più immediata arriva dal peso dei chip per l’intelligenza artificiale nei conti. Nel trimestre precedente, il segmento high-performance computing (che include questi chip) pesava il 66% dei ricavi totali di TSMC.
Se quella quota tiene o sale, è un segnale che la domanda non si è raffreddata; se scende, darebbe ragione a chi teme un rallentamento. La società aveva indicato anche un margine lordo tra il 65 e il 67% e un budget di investimenti (capex) alzato a una forchetta tra 60 e 64 miliardi di dollari per il 2026, il segno di quanto la crescita attesa richieda capacità produttiva aggiuntiva.
È già successo? Il precedente di DeepSeek
Non è la prima volta che un dubbio sulla reale necessità della spesa in intelligenza artificiale manda in tilt i titoli dei chip. Il 27 gennaio 2025 l’arrivo del modello cinese DeepSeek, che prometteva prestazioni comparabili ai modelli americani con una spesa molto inferiore, costò a Nvidia 589 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta, la perdita giornaliera più ampia nella storia di un singolo titolo.
Nvidia ci mise mesi, non settimane, a tornare ai livelli precedenti: a metà febbraio 2025 il titolo aveva recuperato solo la propria media mobile a 50 giorni, restando ancora sotto la chiusura precedente il crollo. A inizio ottobre 2026 la capitalizzazione di Nvidia viaggiava verso i 6.000 miliardi di dollari.
La situazione di oggi è diversa per un motivo preciso: allora il dubbio riguardava la tecnologia (serve davvero così tanta potenza di calcolo?), oggi riguarda i soldi (chi paga davvero tutta questa potenza di calcolo?). È una domanda che la tecnologia da sola non può sciogliere: per questo la trimestrale di TSMC, che vendono capacità produttiva reale e non promesse, contano più di un singolo report giornalistico.
Chi altro è esposto se la domanda di chip dovesse rallentare?
TSMC non ha rivali alla sua altezza: secondo TrendForce, nel secondo trimestre 2026 deteneva il 72,5% dei ricavi delle dieci maggiori fonderie mondiali, contro il 5,9% di Samsung Foundry, la divisione fonderie di Samsung Electronics, e il 5,4% di SMIC. Un rallentamento della domanda colpirebbe prima e più duramente proprio queste due concorrenti, che restano lontanissime dalla scala di TSMC.
Un fronte meno seguito dal mercato italiano è quello europeo. TSMC sta costruendo il suo primo stabilimento del continente a Dresda, in Germania, attraverso la joint venture ESMC con i produttori europei Infineon, NXP e Bosch, con un sostegno pubblico fino a 5 miliardi di euro nell’ambito dei fondi europei per i semiconduttori. Un rallentamento duraturo della domanda di chip AI renderebbe più fragile anche il calcolo economico dietro a questo investimento, che punta invece sui chip per l’automotive e l’industria, meno legati al tema dell’intelligenza artificiale.
Il prossimo banco di prova è già scritto in calendario: giovedì 15 ottobre, alle 8 del mattino in Italia, la trimestrale di TSMC dirà se i timori sulla tenuta della domanda AI sono infondati o se ci troviamo di fronte all’inizio di una correzione più ampia.