Il comparto farmaceutico a media capitalizzazione torna al centro dell'attenzione dopo la firma di nove nuovi accordi sui prezzi dei farmaci con l'amministrazione Trump.
Lunedì, dallo Studio Ovale, il presidente ha annunciato le intese con Alcon, Astellas Pharma, BeOne Medicines, BridgeBio, CSL, Kyowa Kirin, Sun Pharma, Teva e UCB, portando a 26 il numero complessivo di produttori aderenti allo schema most-favored-nation (MFN), che secondo la Casa Bianca copre ormai l'89% del mercato dei farmaci di marca negli Stati Uniti.
La reazione dei titoli è stata però quasi nulla. È la risposta tipica di un evento atteso, la cui vera posta in gioco si trova altrove, non nella politica sanitaria, ma in quella commerciale.
Perché l'impatto commerciale è marginale
Secondo RBC Capital Markets, l'impatto sulle società di media capitalizzazione sarà limitato. Medicaid beneficia già di alcuni degli sconti più consistenti sui farmaci e l'esposizione al programma è contenuta per la maggior parte dei titoli seguiti: nessun impatto commerciale significativo, e la percezione di un rischio ormai eliminato potrebbe semmai determinare un ulteriore rialzo.
Il meccanismo MFN ancora i prezzi statunitensi al più basso pagato da un paniere di Paesi sviluppati comparabili. Applicato all'intero mercato americano sarebbe una revisione profonda dei margini del settore. Applicato ai soli programmi Medicaid statali, come in questo caso, è un'operazione assai più ridotta: il Medicaid Drug Rebate Program impone da decenni sconti obbligatori sui farmaci di marca, integrati da rimborsi legati all'inflazione, e il prezzo netto realizzato su questo canale è già tipicamente ai minimi della catena distributiva americana.
L'ordine di grandezza lo chiarisce l'esempio citato dagli analisti: per BridgeBio, Medicaid rappresenta meno del 2% delle vendite nette di Attruby, la terapia per l'amiloidosi cardiaca da transtiretina che costituisce oggi il motore commerciale della società.
BridgeBio non ha reso pubblici i termini dell'accordo, ma ha precisato che Attruby resterà disponibile in Medicare Part D senza vincoli di prezzo futuri e che gli impegni sui medicinali futuri dovrebbero escludere i prodotti approvati esclusivamente per indicazioni orfane.
Il dazio è la vera contropartita
Il 2 aprile 2026 l'amministrazione ha invocato la Section 232 del Trade Expansion Act per imporre un dazio ad valorem fino al 100% sulle importazioni di farmaci brevettati, biologici e relativi principi attivi.
La struttura è a scaglioni e dichiaratamente premiale: aliquota zero per chi disponga sia di un piano di reshoring approvato sia di un accordo MFN firmato, con protezione valida fino al 20 gennaio 2029; 20% per chi ha solo il piano industriale; 15% per i prodotti da Unione Europea, Giappone, Corea del Sud e Svizzera. Generici, biosimilari e farmaci orfani restano per ora esenti.
La data che conta è il 29 settembre 2026, scadenza fissata per le società non incluse nel primo gruppo di grandi produttori, ossia esattamente il perimetro delle mid-cap. Firmare il 31 agosto significa entrare nella casella a zero con quattro settimane di anticipo sull'aliquota piena.
Sun Pharma lo ha esplicitato: l'intesa le garantisce una tregua dai dazi sui prodotti innovativi per oltre due anni, a fronte di un mercato statunitense che vale il 27% del fatturato globale del gruppo. L'asimmetria è evidente: si cede uno sconto su un canale che pesa pochi punti percentuali del fatturato in cambio dell'esenzione da un'imposta doganale potenzialmente pari al valore della merce importata.
Sul lato degli impegni, le nove società hanno assunto obbligazioni di investimento negli Stati Uniti per complessivi 19,6 miliardi di dollari nel breve periodo, di cui quasi 11 miliardi riferibili alla sola BeOne Medicines entro il 2029.
Scadenza politica, non contrattuale
La cautela riguarda la natura della protezione ottenuta. L'esenzione ha una scadenza politica, non contrattuale, e il 20 gennaio 2029 coincide con la fine del mandato presidenziale.
Per le società con pipeline lunghe e investimenti pluriennali già impegnati il costo reale dell'accordo non è quindi il prezzo Medicaid di oggi, ma l'irreversibilità degli impegni industriali assunti in cambio di una protezione reversibile.