Nvidia riduce drasticamente la lista dei clienti asiatici che possono acquistare i suoi potenti chip per l'intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il colosso di Santa Clara ha attuato questa mossa per uniformarsi ai controlli più severi imposti dalle autorità statunitensi, prevenendo possibili forme di elusione delle restrizioni. In tale ambito, il processo di selezione ha inserito nella black list oltre la metà dei clienti. Le aziende escluse hanno ora la possibilità di apportare le modifiche necessarie per essere reinserite nell'elenco e ripresentare la domanda.
Il governo degli Stati Uniti ha inasprito i controlli sulle esportazioni di chip per l'intelligenza artificiale verso la Cina a partire dal 2021, sia per impedire a Pechino di avanzare troppo sul piano tecnologico, sia per il timore che tali semiconduttori possano essere impiegati in modo da minacciare la sicurezza nazionale americana. Washington ha tuttavia consentito a Nvidia di vendere alle aziende cinesi alcuni chip meno potenti, come l'H200. Le autorità cinesi hanno però reagito duramente alle iniziative statunitensi, bloccando le vendite interne di questo chip non solo come forma di ritorsione nei confronti del rivale tecnologico, ma anche per favorire lo sviluppo di semiconduttori progettati e prodotti a livello nazionale.
Le pressioni statunitensi su Nvidia si sono intensificate negli ultimi mesi, soprattutto dopo che, lo scorso marzo, un cofondatore di Supermicro e due dipendenti sono stati incriminati per aver contrabbandato verso la Cina chip Nvidia per un valore di 2,5 miliardi di dollari, servendosi di una società intermediaria per le spedizioni da Taiwan.
Nvidia: cosa rappresenta il mercato cinese oggi
La Cina rappresenta uno dei mercati più importanti per Nvidia, soprattutto per la domanda di chip destinati all'intelligenza artificiale, ai data center, al gaming e alle applicazioni industriali. Prima dell'introduzione delle restrizioni statunitensi, circa un quinto del fatturato del gruppo proveniva da aziende cinesi. Per continuare a operare nel Paese, Nvidia ha sviluppato versioni meno potenti dei suoi chip, conformi alle norme imposte dagli Stati Uniti.
Il mercato cinese continua comunque a generare una quota significativa dei ricavi del gruppo e rappresenta un'importante opportunità di crescita nel lungo periodo. Per Nvidia, mantenere una presenza in Cina è strategico, ma richiede un delicato equilibrio tra il rispetto delle regole imposte da Washington e la necessità di non perdere terreno rispetto ai concorrenti locali.
Le azioni in Borsa
Le pressioni regolamentari hanno finito per pesare, almeno in parte, sulle azioni Nvidia alla Borsa americana. Quest'anno, infatti, il titolo ha perso slancio rispetto agli anni precedenti, registrando un rialzo di quasi l'8%. Nell'ultimo quinquennio, Nvidia ha aumentato di quasi dieci volte la propria capitalizzazione di mercato. Di recente, le azioni hanno risentito anche dei timori degli investitori che le ingenti spese per l'intelligenza artificiale da parte degli hyperscaler possano rallentare, riducendo così la domanda dei semiconduttori di fascia alta progettati dall'azienda.
I prezzi più contenuti del titolo rendono però Nvidia più interessante per gli investitori. Secondo il fair value elaborato da Forecaster.biz, il titolo risulta ampiamente sottovalutato: il suo valore equo è infatti pari a 331,87 dollari, circa il 63% in più rispetto al prezzo di mercato.