L'inchiostro sull'accordo è ancora fresco, ma la fusione tra Emera e Canadian Utilities ha già trovato i suoi sostenitori e i suoi scettici. Il 6 ottobre le due utility canadesi, insieme ad ATCO, l'azionista di controllo di Canadian Utilities, hanno annunciato un accordo che darà vita a un gruppo da circa 72 miliardi di dollari canadesi di valore d'impresa, tra le maggiori utility del Nord America.
In Borsa però la reazione è stata a senso unico: il titolo ATCO è salito di circa il 9% il giorno dell'annuncio, mentre Emera ha perso terreno per due sedute consecutive. Dietro questa divergenza c'è una storia che si legge solo tra le righe dell'accordo.
Emera e Canadian Utilities, cosa prevede l'accordo
Sulla carta è una fusione tra pari, ma nella sostanza è Emera a comprare. Secondo i termini dell'accordo, Emera acquisirà tutte le azioni di Canadian Utilities e di ATCO, pagando interamente in azioni proprie. L'operazione valuta Canadian Utilities circa 14,3 miliardi di dollari canadesi.
Per ogni azione di Classe A di Canadian Utilities gli azionisti riceveranno 0,755 azioni Emera, per ogni azione di Classe B 0,819. Il gruppo che nascerà servirà circa 6 milioni di clienti tra Canada, Stati Uniti e altri mercati, con un piano di investimenti da 32 miliardi di dollari canadesi.
ATCO, chi ci guadagna davvero
Se per Emera l'operazione ha un costo, per ATCO ha il sapore di un doppio guadagno. Gli azionisti di ATCO ricevono infatti due cose: le azioni del nuovo gruppo e una partecipazione in una nuova società quotata, New ATCO, che raccoglierà le attività industriali oggi dentro ATCO, dall'edilizia modulare alla difesa.
In pratica, chi ha ATCO entra nel colosso delle utility e mantiene un'azienda più piccola e più dinamica, con una crescita propria e finalmente libera dal peso della controllata regolata.
Il mercato ha premiato questa doppia partecipazione. Per Emera, invece, l'operazione significa emettere molte nuove azioni e integrare un gruppo grande quasi quanto il suo. Un percorso lungo, che dovrà superare l'esame dei tribunali, dei regolatori, dell'antitrust e delle Borse in diverse giurisdizioni prima di produrre risultati.
La fame di energia cambia le regole
Dietro la fusione c'è una domanda di elettricità in piena accelerazione, alimentata dai data center e dalle grandi opere infrastrutturali. Per costruire reti e centrali servono capitali enormi, e un gruppo più grande li trova a costi più bassi.
Secondo Nancy Southern, amministratore delegato di ATCO, il primo contatto risale a 15 mesi fa, quando il suo omologo di Emera, Scott Balfour, propose di costruire insieme un grande gruppo energetico canadese.
Per Emera non è la prima operazione di questa taglia: nel 2015 comprò l'americana TECO Energy, la società elettrica di Tampa, per circa 10,4 miliardi di dollari americani, debito compreso. È da quell'acquisizione che arriva la sua forte presenza in Florida, uno dei mercati elettrici in più rapida crescita degli Stati Uniti.
Emera e Canadian Utilities, cosa guardare adesso
Il primo banco di prova sarà il voto degli azionisti di Canadian Utilities e di ATCO. Qui la strada appare in discesa: Sentgraf Enterprises, la holding della famiglia Southern che controlla ATCO, si è già impegnata a votare a favore. Il passaggio successivo spetterà ai regolatori, sia in Canada sia negli Stati Uniti.
Per chi ha in portafoglio azioni Emera, la domanda è se il gruppo più grande saprà crescere abbastanza da compensare le nuove azioni emesse: finché non ci saranno risposte, la Borsa continuerà a premiare più chi vende, cioè gli azionisti di ATCO, che chi compra.