Le rinnovate tensioni tra Usa e Iran che allontanano un accordo per la fine del conflitto in Medio Oriente impattano negativamente sulle Borse europee che anticipano un inizio di giornata all'insegna delle vendite.
Con i prezzi del petrolio che proseguono la loro ascesa, le vendite non hanno risparmiato i listini asiatici con il Nikkei in calo dello 1,08%, Shanghai in contrazione dello 0,55%, mentre il Kospi coreano riesce a mantenersi vicino ai livelli della parità grazie alla buona performance di Samsung.
Con i futures di Wall Street che anticipano un inizio di ottava in calo dello 0,55%, il FTSE Mib apre le contrattazioni in ribasso di quasi il 2,5% sotto i 48 mila punti. Ricordiamo che sulla performance dell'indice italiano impatta anche lo stacco del dividendo di 22 blue chip, il cui impatto è vicino all'1,5%.
Dal punto di vista operativo una conferma delle quotazioni sotto i 48 mila punti dovrebbe favorire una continuazione delle vendite, con prossimi obiettivi i 47.750-47.700 punti e a seguire i 47.500-47.450 punti, dove verrebbero messo sotto pressione l'indicatore daily del Supertrend. Nel caso in cui anche tali sostegni dovrebbero essere violati, aumenterebbero le chance per un test sui minimi degli ultimi due mesi situati sulla soglia dei 47 mila punti.
Tra le azioni da seguire nelle prossime ore a Piazza Affari troviamo Eni, che potrebbe beneficiare del rally prezzi dell'oro nero nel giorno dello stacco del dividendo. Andiamo a scoprire cosa sta succedendo sul petrolio.
Petrolio: prezzi sui massimi delle ultime due settimane
L'attacco iraniano che ha sfiorato una centrale nucleare negli Emirati Arabi Uniti e le minacce di Donald Trump che starebbe discutendo di nuove opzioni militari nei confronti di Teheran, continuano a spingere al rialzo i prezzi del petrolio.
Nello specifico i futures sul Brent si sono portati oltre i 111 dollari, mentre il Wti si è spinto sui massimi dallo scorso 30 aprile in area 108 dollari.
In questo contesto un ulteriore elemento che sta mettendo sotto pressione le quotazioni dell'oro nero è la chiusura dello Stretto di Hormuz, che starebbe avvicinando le scorte mondiali di petrolio al loro livello minimi degli ultimi 10 anni, a quota 7,6 miliardi di barili contro gli 8,2 miliardi che si erano registrati nello scorso mese di febbraio.
Nonostante il rilascio delle riserve strategiche avvenuto nello scorso mese di marzo, che ha funzionato come ammortizzatore nel breve periodo, e a un rallentamento della domanda che si è avuto nello scorso mese di aprile, il rischio per alcuni Paesi è quello di arrivare a una scarsità della materia prima con conseguente danni per diverse economie.
Ricordiamo inoltre che la decisione di Donald Trump di aver lasciato scadere le deroga alle sanzioni che consentiva ad alcuni Paesi di poter acquistare il petrolio russo via mare, unita agli attacchi ucraini contro le infrastrutture di Mosca dovrebbe continuare a sostenere i prezzi dell'oro nero, che dall'inizio del conflitto si è apprezzato di oltre il 50%.
Da sottolineare infine che secondo alcune case d'affari se il conflitto in Medio Oriente no dovesse concludersi entro le prossime settimana, i prezzi del petrolio potrebbero anche spingersi fin oltre i 170-180 dollari al barile.
A questo riguarda durante la scorsa settimana il numero uno di Exxon, Darren Wood, ha ribadito di come il mercato petrolifero non ha ancora risentito dell'impatto della perdita di forniture.
Azioni Eni: analisi tecnica e strategie operative
Andiamo ora a scoprire quali sono le attese sulle azioni Eni nel breve e medio termine sulla Borsa italiana. Nonostante la debolezza di venerdì scorso è stata una settimana all'insegna della positività per il titolo Eni che, con un guadagno superiore al 3%, ha terminato le contrattazioni a 23,52 euro.
Con un'impostazione che su tutti i time frame rimane confermata al rialzo, le attese sono per un test sui top dell'ultimo mese situati sui 24,20 euro. Sopra questi livelli dovremmo assistere a una continuazione degli acquisti in direzione dei 25 euro, che rappresentano i top degli ultimi 15 anni.
Con il superamento di questi livelli si avrebbe un ulteriore rafforzamento del quadro grafico, con prossimi target i 26,4-26,5 euro e a seguire i 27,30-27,40 euro, che rappresentano i massimi degli ultimi 18 anni. Oltre queste ultime aree le azioni Eni dovrebbero andare a mettere sotto pressione i top assoluti, toccati il 13 luglio 2007, sui 28,95 euro.
In questo contesto tutte le fasi correttive che dovessero riportare le quotazioni fin verso i 22,2-22 euro, dove troviamo l'indicatore daily del Supertrend, potrebbero rappresentare delle nuove occasioni di acquisto.
Al contrario, la perdita dei livelli sopra menzionati dovrebbe aprire la strada a una fase correttiva di breve periodo, con un primo obiettivo situato sui 21 euro e successivamente i 20,30 euro, dove troviamo la media mobile a 50 giorni.
La mancata tenuta di questi supporti farebbe proseguire le vendite prima in direzione dei 19,7 euro e successivamente i 18,454 euro, dove verrebbe chiuso il mini gap-up lasciato aperto lo scorso 19 febbraio.
La violazione di tali livelli dovrebbe spingere il titolo verso i 17,40-17,30 euro, dove verrebbe messa sotto pressione la trendline ascendente che parte dai minimi toccati nel mese di aprile dello scorso anno. La perdita di questi ultimi livelli andrebbe a indebolire il quadro grafico di medio periodo, con prossimi obiettivi i 16,53 euro dove transita la media mobile a 200 giorni.
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