L’intelligenza artificiale non sta rivoluzionando soltanto la manifattura, la finanza o la sanità. La prossima frontiera dell’AI Disruption potrebbe investire in pieno il comparto delle assicurazioni auto, comprimendo nel tempo uno dei mercati più vasti e redditizi del settore.
Secondo un’analisi di Michael Zaremski, analista di BMO Capital Markets, il mercato globale delle polizze auto personali - quelle emesse per i veicoli di proprietà privata e per uso personale - potrebbe raggiungere un picco di circa 560 miliardi di dollari intorno al 2040. Da quel momento in poi, però, lo scenario è destinato a cambiare: è attesa una contrazione media del 4% annuo nel decennio successivo.
Ecco perchè la domanda di coperture assicurative scenderà
A scatenare questo profondo cambiamente sarà la diffusione dei veicoli a guida autonoma. Secondo Zaremski, l’adozione su larga scala di auto selfdriving potrebbe ridurre gli incidenti tra il 75% e il 90%. Già oggi i sistemi avanzati di assistenza alla guida sono in grado di tagliare il tasso di collisioni fino al 40%. Se il rischio si riduce strutturalmente, anche la domanda di coperture assicurative tende inevitabilmente a ridimensionarsi.
Il punto, per gli investitori, non è tanto il “se”, quanto il “quando” e soprattutto il “come” i mercati prezzano questa traiettoria. “Siamo consapevoli che una riduzione dei tassi di crescita terminale stimati può determinare cali significativi nelle valutazioni e nei multipli azionari”, ha scritto Zaremski ai clienti. Un rischio che, a suo avviso, “negli ultimi dodici mesi è diventato sempre più incorporato nelle valutazioni degli assicuratori auto”.
Progressive e Allstate sotto pressione
In questo scenario, alcuni nomi spiccano per esposizione e vulnerabilità. Progressive Corporation è tra i gruppi più sensibili al tema, visto che oltre il 90% dei premi assicurativi deriva dal comparto auto, la quota più elevata tra le compagnie monitorate da BMO. Non sorprende, quindi, che il titolo abbia ceduto oltre l’11% da inizio anno, segnale di un mercato già attento alla minaccia strutturale rappresentata dall’AI Disruption.
Eppure, il consenso di Wall Street non appare univocamente pessimista. La maggior parte degli analisti mantiene una raccomandazione “hold”, ma il target price medio implica un potenziale rialzo superiore al 18%, secondo i dati LSEG. Un rimbalzo tattico nel breve termine non è dunque escluso, anche se la questione di fondo resta aperta.
Situazione analoga per Allstate, che lega circa due terzi dei propri premi al segmento auto. Il titolo registra una flessione superiore al 3% nel 2026, ma qui prevalgono le raccomandazioni d’acquisto: la maggioranza degli analisti assegna un rating “buy” e stima un upside di oltre il 19% nei prossimi dodici mesi.
Il mercato guarda con fiducia ai fondamentali e alla redditività nel breve-medio periodo, ma deve fare i conti con una trasformazione strutturale che potrebbe comprimere il bacino complessivo di ricavi nel lungo termine.
Chi resta fuori dal rischio auto
Non tutti, tuttavia, sono esposti alla stessa dinamica. Zaremski evidenzia che gruppi come Fidelis Insurance Holdings, Hamilton Insurance Group, Kinsale Capital Group e RenaissanceRe non presentano esposizione al comparto auto personale. Per questi operatori, l’AI Disruption legata alla guida autonoma non rappresenta, almeno direttamente, un fattore di rischio strutturale.
Nel ridisegnare la mappa del rischio sulle strade, l’intelligenza artificiale finirà anche per modificare i flussi di cassa nel settore assicurativo. E come spesso accade nelle grandi transizioni tecnologiche, i mercati tenderanno ad anticipare il cambiamento ben prima che i numeri ufficiali inizino a rifletterlo nei bilanci.